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Serie A Tim 2019/2020

Stagione 2019/2020

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Napoli-Genoa 0-0: altra delusione per Ancelotti
Gli azzurri non vanno oltre il pareggio dopo una partita monotona e non esaltante: alla fine fischi assordanti dei tifosi al San Paolo



Fischi assordanti, la squadra che saluta e esce a testa bassa: la scena finale al San Paolo è la fotografia perfetta della serata del Napoli, che non riesce a riscattarsi dopo la settimana più difficile dell’era De Laurentiis e non va oltre un deludente pareggio con il Genoa. Un punto che arriva dopo una partita giocata male, senza determinazione, da una squadra scarica e evidentemente condizionata da tutto quello che è successo nei giorni scorsi. Sarà una sosta lunga e complicata per Ancelotti: dovrà rimettere insieme i pezzi per cercare di raddrizzare una stagione che si sta veramente complicando.

Napoli monotono
Si gioca nell’indifferenza dei tifosi, in un clima surreale dove ci sono poco più di ventimila spettatori e dove si mescolano il brusio di disapprovazione con i fischi. Ancelotti deve rinunciare anche a Milik, fermato da una indisposizione a poche ore dalla partita, e si affida in attacco a Mertens e Lozano, fra i pali c’è Ospina. Thiago Motta invece sceglie il 4-3-3, sgancia Agudelo nel tridente con Pandev e Pinamonti e si affida alla regia sapiente di Schone. E per tutto il primo tempo riesce a tenere testa a un Napoli evidentemente condizionato dalla pesantissima settimana: in 45 minuti gli azzurri fanno un solo tiro in porta, da fuori con Zielinski, sul quale Radu non si fa sorprendere. Per il resto un palleggio sotto tono, senza cambi di marcia, prevedibile che, dopo un gol annullato a Insigne per fuorigioco di Lozano, produce solo una buona occasione di area non sfruttata dall’attaccante messicano, un altro tiro da fuori di Zielinski e una protesta di Callejon per un contatto in area con Pajac.

Il Genoa vicino al colpo
Ci si aspetta un Napoli più carico nella ripresa ma è invece il Genoa a tornare più disinvolto e più spigliato. Pandev mette paura a Ospina con un bel sinistro a giro, Hysaj è costretto a opporsi a una conclusione di Pinamonti, lo stesso fa Koulibaly sulla linea poco dopo sempre sull’attaccante rossoblù. Fa fatica a costruire il Napoli, è lento, prevedibile e abbastanza fermo sulle gambe. Ancelotti prova con Llorente e Elmas per Callejon e Insigne, ma le mosse non danno praticamente frutti. Solo un tiro centrale e debole di Fabian Ruiz, una protesta per un tocco di braccio in area su una punizione di Mertens e un bel colpo di testa di Elmas che costringe al miracolo Radu. Gestisce senza difficoltà il Genoa, appoggiandosi alla verve di Agudelo e Cassata, all’eterno Pandev (per lui gli unici applausi del San Paolo). Thiago Motta porta via un punto meritato, il Napoli esce fra i fischi.
Pasquale Salvione
CDS

LE PARTITE DI DOMENICA

Juve-Milan 1-0: Sarri toglie Ronaldo, decide Dybala
Decisiva la mossa del tecnico bianconero, che indirizza la gara sostituendo il portoghese (visibilmente contrariato) con l'attaccante argentino in avvio di secondo tempo



TORINO -  Un lampo di Dybala a 13' dalla fine rilancia la Juve in testa alla classifica e condanna un Milan vivo, che esce dallo Stadium senza punti ma con qualche certezza in più. Un successo tutto firmato Sarri, che indirizza la gara sostituendo Ronaldo (visibilmente contrariato) con l'attaccante argentino in avvio di secondo tempo. E' la mossa vincente, che rompe l'equilibrio e lascia il primo grande segno del tecnico dopo i suoi primi mesi in bianconero.

La strategia di Pioli contro Sarri
A parte Chiellini, Sarri ha tutta la Juve al completo. Ronaldo e De Ligt recuperati, Bentancur preferito a Khedira in mezzo al campo e Bernardeschi sulla trequarti. Rispetto alla formazione che ha perso contro la Lazio, Pioli invece ne cambia due: fuori Calabria e Castillejo, dentro Conti e Suso. Una squadra molto stretta e corta per lasciare pochi spazi alla manovra juventina e mettere grande pressione sui portatori di palla. Una strategia che funziona, anche perché la Juve resta bassa e non ha quella ferocia che Sarri vorrebbe.

Szczesny salva su Paquetá
Ne viene fuori un primo tempo molto bloccato, che vive di fiammate. Al 15' Ronaldo serve Higuain in posizione defilata, Donnarumma è attento e con i piedi devia in angolo. 1' dopo, su cross di Suso dalla destra, Piatek è libero in area ma di testa non inquadra la porta. L'occasione migliore capita però a Paquetá: al 25' Szczesny vola sotto la traversa per respingere il colpo di testa del brasiliano. La Juve, molto compassata, risponde alla mezzora con un sinistro alto sulla traversa di Bernardeschi. Meglio il Milan, con due conclusioni di Theo Hernandez e Piatek che impegnano Szczesny nel finale di primo tempo.

Esce Ronaldo, risolve Dybala
La ripresa parte sugli stessi ritmi e Sarri al 10' fa la mossa decisiva. Fuori Ronaldo (già sostituito a Mosca) e dentro Dybala, con il portoghese che esce dal campo deluso, dice qualche parola verso la panchina e rientra velocemente negli spogliatoi. Pioli risponde con Bonaventura per Krunic. Poco dopo dentro anche Douglas Costa, Leão e Rabiot per Bernardeschi, Piatek e Matuidi. La Juve continua a soffrire, ma al 32' arriva il lampo che illumina lo Stadium e stende il Milan: bellissimo fraseggio al limite dell'area tra Douglas Costa, Higuain e Dybala, che di destro supera Donnarumma. Sarri esulta, l'Inter è di nuovo dietro.
Daniele Liberati
CDS

Parma-Roma 2-0: Sprocati e Cornelius condannano Fonseca
Al Tardini giallorossi stanchi e privi di idee. Palo di Kolarov, poi le reti dei due attaccanti nella ripresa che condannano Fonseca alla sconfitta. Spinazzola infortunato



ROMA - Stanca, abulica e con un grande problema offensivo: la Roma di Fonseca frena anche in campionato dopo l’amaro ko in Europa. Perde 2-0 a Parma, viene scavalcata da Lazio e Cagliari in classifica ed esce dalla zona Champions al termine di una partita che suona come un allarme. Impossibile tenere il terzo posto giocando sempre con gli stessi uomini. Per fortuna di Dzeko e compagni ora ci sarà la sosta che permetterà alla squadra di ritrovare calciatori fondamentali in un momento così complesso. A decidere la sfida del Tardini sono i gol di Sprocati e Cornelius realizzati nella ripresa.

Parma-Roma, le formazioni
Fonseca punta ancora su Mancini centrocampista e si affida nuovamente a Kolarov sempre presente, anche nel giorno del suo 34° compleanno. Un solo cambio rispetto al fastidioso ko in Germania con il Borussia: Santon in panchina e Spinazzola che torna sulla corsia di destra, Florenzi fuori. Pastore invece c’è: è la settima partita da titolare consecutiva.

Primo tempo: la Roma tiene palla, il Parma tira
Il primo tempo lascia ben poco allo spettacolo con la Roma ad impostare e il Parma coperto e pronto a ripartire. Le tossine delle fatiche europee si sentono nelle gambe degli undici giallorossi che trovano grandi difficoltà ad aprire gli spazi dell’affollata retroguardia emiliana. Kluivert è il più dinamico ma non trova compagni pronti a spalleggiarlo nelle sue scorribande offensive. La prima chance è per gli ospiti. Siamo al 7’ quando un cross di Spinazzola trova la testa di Fazio ma non la rete del vantaggio: palla a lato di poco. E’ il primo squillo romanista che serve a scuotere il match. La replica dei padroni di casa è con l’ex Gervinho che al quarto d’ora calcia alto dal limite. Due minuti dopo ci prova Cornelius che esalta i riflessi del reattivo Pau Lopez. A complicare i piani di Fonseca ci si mette l’ennesimo infortunio stagionale che vede vittima stavolta Spinazzola, costretto ad uscire per un problema muscolare. Al suo posto non c'è Florenzi ma Santon. I padroni di casa sciupano ancora due palle gol prima con Cornelius e poi con Gagliolo. A pochi secondi dall’intervallo arriva una tegola anche per D’Aversa, costretto a togliere l’infortunato Gervinho per inserire Sprocati.  

Ripresa, la decidono Sprocati e Cornelius
Il secondo tempo riparte sullo stesso spartito del primo. La Roma cerca la via del gol ma lo fa senza la dovuta cattiveria. Il problema è la stanchezza che toglie lucidità alle scelte di Kolarov, Zaniolo e compagni. Per fortuna di Fonseca la squadra in difesa regge bene e soffre poco le sortite emiliane. Quando non ci sono le forze per creare pericoli, i tiri da fermo possono diventare oro. E’ il caso della punizione calciata da Kolarov al 55’ che si stampa sul palo prima di finire sul piede di Pastore che a pochi metri dalla porta esalta i riflessi di Sepe. E’ il segnale del risveglio romanista  che, proprio come accaduto in Germania, diventa tangibile con una ripresa decisamente più convincente. A guidare l’assalto è Veretout, bravo a prendere per mano la squadra e a trascinarla con la sua caparbietà nella metà campo avversaria. Il problema è la bocca di fuoco giallorossa che oggi latita: Dzeko è visibilmente stanco e non riesce ad incidere. Dopo un’ora di gioco Fonseca leva Pastore per inserire Ünder nel tentativo di regalare freschezza lì in avanti. Il Parma sembra alle corde e invece al 68’ trova a sorpresa il vantaggio sulla prima sortita offensiva della ripresa: dalla sinistra Gagliolo mette in area un pallone teso che Sprocati è lesto a girare in rete.

Fonseca corre ai ripari inserendo Diawara per Fazio con Mancini che torna in difesa. A sfiorare il gol è però ancora il Parma con Cornelius prima e Kulusevski poi: in entrambe le circostanze è Pau Lopez a salvare la baracca. La Roma è in totale sofferenza, stordita dal gol subìto e incapace di trovare dentro di sé energie utili per ripartire. Cornelius si divora un’altra chance in contropiede mentre Zaniolo esalta Sepe con una potente conclusione dal limite. Gli ultimi dieci minuti sono un confuso assalto giallorosso alla porta emiliana. Dalle parti di Sepe arrivano però solo due tiri di Ünder e Kluivert dalla lunga distanza. In compenso all’ultimo secondo Cornelius infila per la seconda volta la porta di Pau Lopez su una palla persa da Diawara a centrocampo. E’ il 2-0 finale che condanna la Roma ad una sconfitta pesante come un macigno sul morale e sul cammino in campionato. Con il secondo ko di fila in tre giorni, infatti, i giallorossi scivolano dal terzo al quinto posto in coabitazione con l'Atalanta. La speranza di questa squadra in apnea è che la sosta possa riconsegnare a Fonseca qualche pedina fondamentale.
Simone Zizzari
CDS

Lazio-Lecce 4-2: poker in sofferenza, Inzaghi è al terzo posto
Partita spettacolare con la doppietta di Correa, il ritorno al gol di Milinkovic e il 14° centro di Immobile in campionato. Babacar sbaglia un rigore, non bastano Lapadula e La Mantia a Liverani



ROMA - Il primo confronto in Serie A tra gli amici Inzaghi e Liverani lo vince l'allenatore della Lazio, che a fatica supera il Lecce 4-2 e vola in classifica al terzo posto insieme al Cagliari a 24 punti. Una gara pazza, che si accende nel finale dopo il vantaggio di Correa e il pari di Lapadula nel primo tempo. Nella ripresa Milinkovic riporta avanti la Lazio, poi Babacar fallisce il rigore del 2-2 (sulla respinta Lapadula segna ma il gol viene annullato). Immobile, invece, dagli undici metri non sbaglia e poco dopo regala l'assist a Correa che cala il poker. Lamantia è l'ultimo ad entrare nel tabellino dei marcatori. Inzaghi sarà contento del risultato, è la quarta vittoria consecutiva in campionato che arriva dopo il brutto ko contro il Celtic in Europa, un po' meno per le tante disattenzioni in fase difensiva. In ogni caso, parla la classifica: è una Lazio da Champions.

Immobile premiato da Lotito
Tutto confermato nella Lazio, la formazione scelta da Inzaghi è quella annunciata con Patric che ritorna nel pacchetto difensivo insieme a Luiz Felipe e Acerbi, che scala sul centrosinistra. Centrocampo tipo con Luis Alberto e Milinkovic ai lati di Leiva, sulle fasce riecco Lulic con Lazzari. Davanti uno dei tandem più prolifici d'Europa, quello formato da Immobile e Correa. L'ex Liverani, che ritrova l'amico Inzaghi e la sua vecchia squadra, con Falco out schiera Babacar e Lapadula e capitan Mancosu a supporto. Prima dell'inizio del match Ciro Immobile viene premiato dal presidente Lotito come migliore giocatore del mese di ottobre della Serie A secondo la Lega e per i 100 gol con la maglia della Lazio.

Vantaggio di Correa, pareggia Lapadula
Pronti, via: assalto. Non perde tempo la Lazio per imporre gioco e ritmo, è subito tambureggiante. Nei primi due minuti arrivano i tentativi di Correa e Luis Alberto che spaventano Gabriel. Il Lecce aspetta sornione e quando può punge in contropiede: Babacar scalda i guantoni di Strakosha. Partita senza interruzioni, dall'altra parte risponde Milinkovic, destro sbilenco, e subito dopo ancora Luis Alberto prova a giro. I salentini alzano la testa, pronti a ribaltare il fronte d'attacco con Mancosu che spreca da buonissima posizione. Al 30' però arriva la sentenza di Correa: azione manovrata, imbucata centrale di Luis Alberto per il Tucu che infila con insolita freddezza Gabriel. Per l'argentino è il 4° gol nelle ultime cinque di campionato, il 5° totale. Nonostante il vantaggio, dietro la Lazio balla troppo palesando le consuete amnesie di reparto che sugli sviluppi di un calcio d'angolo paga con la zampata di Lapadula (40'), alla terza rete consecutiva in stagione. Luis Alberto avrebbe subito dopo la palla del 2-1 ma incredibilmente lo spagnolo fallisce a porta vuota. All'intervallo è parità.

Babacar sbaglia il rigore, Immobile no. Gioia Milinkovic e doppietta Correa
La manovra della Lazio è lenta, serve un passo diverso per aprire le maglie serrate del Lecce. Anche nella ripresa alla fatica in attacco si aggiunge la fragilità in difesa: Strakosha è miracoloso sull'incornata di Babacar, con la mano toglie il pallone da sotto la traversa. Al 56' Milinkovic gira fuori di testa un cross dal fondo, ma è il primo avvertimento che lancia il Sergente perché su un altro traversone di Acerbi, in versione terzino, il serbo sbuca in area e con la punta infila in porta il 2-1 al 61' (non segnava dal 29 settembre contro il Genoa). Il Lecce non molla un centimetro e risponde con prepotenza: fallo (dubbio) di Milinkovic su Mancosu in area, l'arbitro fischia il rigore. Dal dischetto Babacar si fa ipnotizzare da Strakosha, Lapadula sulla respinta ribadisce in rete ma il gol viene annullato perché l'attaccante salentino entra in area prima della battuta. Graziata la Lazio che al 77' chiude i conti con un altro rigore, questa volta per fallo di mano di Calderoni: Immobile non sbaglia, lui no, fa 3-1, 14 in campionato e 102 con la Lazio. Lecce tutto avanti, i biancocelesti infieriscono in contropiede con Immobile che serve i panni dell'assistman e mette Correa in porta che di sinistro sigla la doppietta e il 6° gol in A. L'ultimo sussulto della partita è di La Mantia (entrato per Babacar) di testa che sigla il definitvo 4-2. La Lazio, pur soffrendo, vince e vola al terzo posto.
Alessandro Menghi
CDS

Cagliari-Fiorentina 5-2: i sardi dominano trascinati da Nainggolan
I rossoblù non si fermano più. Dopo il ricordo commosso di Astori, gli isolani vanno in gol con Rog, Pisacane, Simeone, Joao Pedro e con il belga. Doppietta di Vlahovic nel finale



CAGLIARI - Il Cagliari non si ferma più. La squadra di Rolando Maran consolida il quarto posto piazzandosi momentaneamente in terza posizione in attesa di Parma-Roma, schiantando la Fiorentina (5-2) con un primo tempo praticamente perfetto. Le reti di Rog, Pisacane e Simeone archiviano la pratica in meno di 45 minuti, nella ripresa i viola non mostrano segni di vita e vengono spazzati via dall'urto di Nainggolan, che trova il terzo assist di giornata e la splendida rete del momentaneo 5-0. Di Vlahovic le reti che fissano il punteggio.

Nel segno di Astori
C'è una sola squadra in campo nel primo tempo. Rossoblù vicini al gol in avvio con Simeone, poi un momento di grande commozione al 13' con il ricordo congiunto di Davide Astori, indimenticata doppio ex. Al 17' Rog trova la rete del vantaggio, raccogliendo l'assist di Nainggolan per battere Dragowski a tu per tu: riesame Var per la posizione del croato, regolarissima. Il portiere viola salva su Simeone poco più tardi, il raddoppio lo firma Pisacane di testa sugli sviluppi di un corner.

Simeone, il gol dell'ex
Il Cagliari trova il tris con Simeone, grande ex di giornata, che gira di tacco in rete su cross di Nainggolan. Il belga è il grande protagonista anche nell’occasione del 4-0, arrivato a inizio ripresa: pressing solitario e assist per Joao Pedro che insacca. La Fiorentina, pericolosa soltanto con due conclusioni di Pezzella e Dalbert che scatenano i riflessi di Olsen, continua a subire i colpi dei padroni di casa.

La festa del Ninja
Nainggolan, dopo tre assist, si ritaglia la gioia personale con un capolavoro da fuori area: destro sotto l'incrocio dei pali, Dragowski può soltanto deviare. Applausi a scena aperta del pubblico, che esalta il belga, di nuovo idolo dei suoi vecchi tifosi che nel finale gli regalano la standing ovation. Cacciatore sfiora il 6-0, nel finale l'unico a salvarsi in casa viola è Vlahovic, a segno prima su assist di Dalbert e poi con un bellissimo mancino da posizione defilata. Sono i primi gol in campionato per il classe 2000.
CDS

LE PARTITE DI SABATO

Inter-Verona 2-1: magia di Barella, Conte fa festa e torna primo
Una rimonta firmata da Vecino e dall'ex Cagliari che ribaltano il vantaggio su rigore di Verre: in attesa della Juve i nerazzurri sono in testa alla classifica



MILANO - Col terzo due a uno consecutivo in campionato dopo quelli contro Brescia e Bologna l'Inter vince ancora e si riprende la testa della classifica, aspettando la Juve. Conte chiedeva una reazione dopo la brutta rimonta subita con il Borussia Dortmund in Champions League e l'ha avuta, seppur con qualche difficoltà di troppo: il rigore di Verre nel primo tempo gela San Siro e l'Inter, che non riesce a esprimersi al meglio, merito di un grande sforzo difensivo degli ospiti. Il colpo di testa di Vecino e la prodezza di Barella, che mette la palla all'incrocio dei pali da fuori area, riprendono il match e regalano tre punti fondamentali per ritornare lì, in alto, davanti alla Juve (31 punti contro 29).

Le scelte di formazione di Conte e Juric
Tra le difficoltà esternate in termini di profondità della rosa, Conte si ritrova con gli stessi uomini da far ruotare per gestire al meglio le energie. Cambiano tutti, non loro due: Lautaro Martinez e Lukaku sono intoccabili, anche perché Sanchez e Politano sono infortunati e in panchina come attaccanti ci sono solo il 17enne Esposito e il 18enne Vergani. In difesa ritorna dal 1' Bastoni insieme a de Vrij e Skriniar, sugli esterni rifiata Candreva e giocano Biraghi e Lazaro. Nel Verona di Juric sono out Kumbulla e Veloso, spazio ad Empereur e Pessina. In campo i due ex, sia Faraoni sia Salcedo, classe 2001 di proprietà dell'Inter. Verre e Zaccagni agiscono sulla trequarti.  

Verre di rigore
Ordinato, preciso, compatto, rapido nelle ripartenze, il Verona non sfigura a San Siro. Anzi, con personalità prova a rompere le linee nerazzurre sfruttando soprattutto la freschezza di Salcedo: è davvero bravo questo ragazzo, sa toccare il pallone con grande eleganza, è suo il primo tentativo degli ospiti. L'Inter è sotto ritmo e così paga la velocità del Verona: Zaccagni si inserisce in area e Handanovic lo stende, è rigore. Dal dischetto Verre fa 1-0 al 19'. Lo svantaggio innesca la reazione della squadra di Conte, che ora alza i giri, prende campo e macina occasioni: il mancino in diagonale di Lukaku sfiora il palo, il destro a giro di Brozovic scheggia la parte alta della traversa. Fioccano i cartellini, vengono ammoniti Brozovic, Zaccagni e Lautaro. Al 44' l'Inter costruisce un'altra enorme occasione da gol con Vecino che di piatto a colpo sicuro si vede respingere con un miracolo da Silvestri il pallone sulla linea. Alla fine del primo tempo è avanti il Verona.

Vecino-Barella: rimonta
Tutino per Zaccagni, al 50' Juric muove qualcosa lì davanti. Il tema della partita resta però lo stesso, con l'Inter che ha il pallino del gioco in mano e che schiaccia il Verona offrendo il fianco alle ripartenze. Arrivano con grande continuità cross in area di Silvestri dove Lukaku e Lautaro faticano ad imporsi per il grande sforzo difensivo dei gialloblù. L'attaccante belga lotta di fisico e di potenza, a sportellate si crea lo spazio per calciare ma è contenuto. Conte chiama Candreva che entra al posto di Biraghi, mai veramente incisivo. Juric si gioca il secondo cambio e mette Henderson per Verre. Al 65' l'ennesimo traversone dalle fasce trova la testa di Vecino che salta più in alto di tutti e spinge in rete l'1-1. In sofferenza il Verona, l'Inter continua a spingere e Bastoni esalta i riflessi di Silvestri che vola sul mancino del difensore. All'80' Lukaku si divora il sorpasso: il passaggio a campanile all'indietro di Amrabat diventa un assist per il numero 9 che di testa sbaglia completamente il pallonetto. Dentro anche Esposito per Lautaro, Conte le prova tutte. All'80' ci pensa però Barella con un tiro a giro all'incrocio dei pali a bucare il Verona e a mandare l'Inter in vantaggio. Gran gol che vale tre punti e il ritorno in testa alla classifica. Aspettando la Juventus.
Alessandro Menghi
CDS

Brescia-Torino 0-4: doppietta per Belotti e Berenguer. Esordio amaro per Grosso
I granata di Walter Mazzarri stendono con un poker le Rondinelle, alla sesta sconfitta nelle ultime sette. Balotelli fuori dopo la fine del primo tempo



BRESCIA - Inizia con una sconfitta l’avventura di Fabio Grosso sulla panchina del Brescia. Nel match delle 15 di sabato della 12ª giornata di Serie A le Rondinelle perdono contro il Torino con un netto 4-0. Sesta sconfitta nelle ultime sette per il Brescia che, dopo la sosta per le nazionali, dovrà affrontare la Roma. Sette punti in classifica (il Brescia dovrà recuperare il match della settima giornata contro il Sassuolo) e ultimo posto insieme alla Spal. La squadra di Walter Mazzarri, invece, torna alla vittoria dopo oltre un mese (l’ultimo successo risaliva al 26 settembre, 2-1 contro il Milan) e aggancia il Parma in classifica (i ducali domani giocheranno al Tardini contro la Roma) a 14 punti.

Belotti in gol dopo oltre un mese
Il match inizia a ritmi bassi, con le due squadre che non vogliono lasciare spazio agli attacchi avversari e pensano più a difendersi che a creare pericoli alla retroguardia avversaria. La partita per sbloccarsi ha bisogno di un episodio, che arriva puntuale poco dopo il quarto d’ora: punizione dal limite per il Torino calciata da Verdi, il pallone colpisce il braccio largo di Cistana, per Guida non ci sono dubbi, calcio di rigore e ammonizione per il difensore del Brescia. Sul dischetto va Belotti, Joronen intuisce ma la sfera è nel sacco. Il Gallo torna a cantare dopo oltre un mese (l’ultimo gol risaliva al match del 30 settembre contro il Parma).

Ancora il Gallo dal dischetto. Brescia in dieci
I padroni di casa incassano il colpo e non riescono a reagire, anzi, passano appena 10 minuti è arriva il raddoppio granata. Ancora Belotti, ancora dal dischetto. Mateju intercetta una conclusione proprio del numero 9 del Torino. L’arbitro prima assegna il calcio d’angolo, poi viene richiamato a visionare l’episodio al Var. Il braccio è largo, ancora rigore per il Torino. Belotti non trema e fulmina il portiere avversario con una conclusione centrale: 2-0 e doppietta del Gallo. Il Brescia è in bambola e a quattro minuti dalla fine del primo tempo resta anche il 10: intervento di Mateju su Belotti, secondo giallo e conseguente espulsione.


Balotelli fuori dopo 45 minuti
Il secondo tempo inizia subito con una sorpresa: fuori Balotelli dentro Martella. Il copione della sfida, però, non cambia, i granata rimangono padroni del campo e del risultato, mentre il Brescia fatica a creare occasioni pericolose dalla parti di Sirigu. Poco prima del decimo Verdi va vicino al 3-0: Ansaldi recupera palla sulla trequarti e serve l’ex Napoli che, però, colpisce male la sfera e sciupa da ottima posizione. L’occasione sveglia il Brescia che, un minuto dopo, va vicino al 2-1, ma Sirigu salva prima su Ayè e poi su Spalek, mandando in angolo la conclusione dell’attaccante avversario. L’estremo difensore del Torino è superlativo anche qualche minuto dopo, quando devia in angolo un colpo di testa di Bisoli indirizzato all’angolino. Nell’azione seguente i padroni di casa protestano per un intervento in area di Izzo su Donnarumma, ma per il direttore di gara non c’è nulla. Prima del 70’ il Toro torna a farsi vedere in fase offensiva: Belotti va vicino al tris personale, ma Joronen è attento e respinge la conclusione.

Doppietta Berenguer, poker granata
Le distanze tra i reparti aumentano e per il Torino c’è spazio per chiudere il match. Alla mezz’ora Berenguer, entrato poco prima per Verdi, sfrutta l’assist di Laxalt e con una conclusione rasoterra dal limite dell’area fa 3-0, mettendo risultato e partita in ghiaccio. Poco dopo Belotti va vicino al tris personale, ma Joronen è bravo a distendersi sulla sua sinistra e impedire al Gallo di portarsi a casa il pallone. Il poker arriva qualche minuto dopo e porta ancora la firma di Bereguer: lo spagnolo è bravo a involarsi in campo aperto e firmare la doppietta personale. Il poker è servito. Pesante ko per il Brescia (ottavo in campionato), mentre il Torino torna a sorridere dopo un periodo difficile.
CDS

LE PARTITE DI VENERDI

Sassuolo-Bologna 3-1: Caputo show, è doppietta!
De Zerbi si prende il derby grazie alla super prestazione del suo attaccante che torna a segnare dopo quasi due mesi: in gol anche Boga e Orsolini. Per Mihajlovic, sostituito da Tanjga, arriva il terzo ko di fila



REGGIO EMILIA - Un derby…a tutta birra nel segno di Ciccio Caputo. Il Sassuolo vince 3-1 contro il Bologna grazie alla doppietta del suo attaccante, protagonista del primo gol e del sigillo finale: in mezzo il raddoppio di Boga e la rete di Orsolini che sembrava poter far rientrare in partita i rossoblù di Mihajlovic, questa sera non in panchina. De Zerbi si riprende i tre punti dopo il pari di Lecce e il ko con la Fiorentina, Sinisa invece si vede costretto a fare i conti con la terza sconfitta di fila dopo quelle con Inter e Cagliari.

Sassuolo, Caputo torna al gol
Il derby emiliano non vive il suo miglior momento nei primi minuti di gioco. Timide occasioni da una parte e dall’altra, vedi quelle capitate a Orsolini e Svanberg, con errori tecnici che quasi regalano un gol agli avversari: è quello che succede al 20’ con lo scomodissimo retropassaggio di Marlon che per poco non beffa Consigli. Il Sassuolo si dà una svegliata dopo la mezz’ora con il destro strozzato di Caputo che si perde a lato e soprattutto con la doppia chance che porta all’1-0 della squadra di De Zerbi: Skorupski vola sulla botta di Locatelli, poi nel prosieguo dell’azione il pallone calciato da Djuricic diventa buono per l’ex attaccante dell’Empoli che fredda sotto porta il portiere del Bologna e va a festeggiare con l’ormai proverbiale rito della birra.

Traoré vicino al raddoppio
La reazione del Bologna, che all’inizio della ripresa si vede ancora costretto a subire l’aggressività del Sassuolo, sembra concretizzarsi con l’ingresso in campo di Sansone che rimpiazza uno spento Skov Olsen e con la pericolosa conclusione di Poli che Consigli devia in corner (55’). Adesso il ritmo si fa più incalzante, le due squadre si distendono e lasciano ampi spazi alle ripartenze: Locatelli va vicino al raddoppio sugli sviluppi di un calcio d’angolo, Svanberg manca l’impatto con il pallone sul bel cross di Palacio e il neoentrato Traoré scalda subito i guantoni di Skorupski.

Orsolini illude, Caputo non perdona
Il detto ‘chi sbaglia paga’ vale anche nel calcio: Magnanelli salva praticamente un gol fatto mettendo una pezza sul disastroso posizionamento in campo del Sassuolo e nell’azione successiva Boga firma il 2-0 che dà ai neroverdi l’illusione di poter chiudere il match. Ma il Bologna ha il carattere combattivo del suo allenatore e riprende il derby due minuti più tardi con il tap-in di Orsolini che festeggia così nel migliore dei modi la convocazione di Mancini (70’). Non c’è un attimo di sosta (Defrel prende il posto di Berardi) e Caputo sale nuovamente in cattedra approfittando dell’ennesimo errore rossoblù in uscita ubriacando Danilo e siglando la doppietta personale (75’). Ancora Orsolini nel finale avrebbe l’opportunità di riaprirla, ma il Var annulla ogni sogno di gloria e per Sinisa arriva il terzo ko di fila.
CDS

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