Serie A Tim 2017-2018 - SOLO LA SERIE A

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Serie A Tim 2017-2018

Stagione 2017/2018
RISULTATI E HIGHLIGHTS SERIE A TIM 2017-2018
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LE PARTITE DI MARTEDI

Genoa-Atalanta 1-2, Gasp si sblocca in trasferta: Ilicic e Masiello ribaltano Bertolacci
Lo sloveno con un gol e un assist illumina il primo successo esterno in campionato per i nerazzurri



GENOVA - «A ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria». La terza legge della dinamica sembra perfetta per descrivere quello che è successo al Luigi Ferraris tra Genoa e Atalanta. Il posticipo della 16esima giornata, rinviato di 24 ore per l'allerta meteo, si rivela un susseguirsi di lampi da una parte e dall'altra che alla fine premia i bergamaschi. Il mattatore della serata è Ilicic che con un gol e un assist autografa il primo successo esterno in campionato della Dea, ora solo a 4 punti di distanza dall'Europa.

BERTOLACCI GOL - L'inizio degli ospiti è privo di mordente e allora il Genoa ne approfitta subito per indirizzare la partita. L'azione che sfocia nel gol dell'1 -0 si sviluppa in orizzontale partendo dalla fascia destra: Taarabt apre per Bertolacci che approfitta della libertà concessagli per folgorare Berisha con il sinistro. L'ex Milan si conferma bestia nera dei bergamaschi a cui in carriera ha segnato 4 gol.  La replica scocca al 15' sugli sviluppi di un calcio d'angolo: Frueler raccoglie una respinta della difesa e con un destro al volo fa tremare la traversa. Il pericolo riattiva la squadra di casa che, tre minuti dopo, sfiora il raddoppio: la difesa dell'Atalanta mura la rovesciata di Taarabt, Laxalt scarica il destro ma la palla esce di pochi centimetri.

BOTTA E RISPOSTA - L'alternanza di pericoli continua al 25' e al 35': nella prima occasione generata da una punizione battuta da Gomez, Perin viene chiamato all'intervento dal colpo di testa di Toloi; nell'altra Rosi si libera bene sul sinistro ma non inquadra lo specchio. Al tramonto del primo tempo la squadra di Gasperini trova il meritato pareggio: Petagna sfonda sulla destra e mette all'indietro per Ilicic che controlla magistralmente di sinistro e improvvisa un gran diagonale di destro. Secondo gol consecutivo per lo sloveno che sale a quota 4 in campionato. L'arbitro Doveri convalida dopo aver fatto verificare con la Var un contatto tra Petagna e Zukanovic.

LA RIPRESA - Il Genoa prova ad azzannare il secondo tempo come aveva fatto con il primo: Berisha si deve superare per annullare due conclusioni di Pandev. L'azione non piace a Gasperini che toglie Toloi e prova a blindare la difesa traballante con Palomino. L'aggressività rossoblù è un fuoco di paglia perché a passare sono gli ospiti al 52': la palla proiettata da Ilicic su punizione dalla sinistra, taglia tutta l'area del Genoa che assiste inerte alla stoccata dell'ex Masiello, perso completamente da Rigoni sul secondo palo.

SUPER PERIN - Il copione non cambia e si materializza subito la reazione del Genoa: Pandev calcia troppo centralmente da ottima posizione ma il guardalinee vanifica l'azione sbandierando il fuorigioco. A metà ripresa Ballardini sposta l'asse della squadra in avanti facendo entrare Lapadula al posto di Laxalt. A 15 minuti dalla fine un intervento miracoloso di Perin tiene aperta la contesa: Palomino si staglia nell'area di rigore, schiaccia il pallone di testa ma si arrende alla reattività del portiere azzurro.

FORCING - A 3 minuti e mezzo dalla fine ci prova Lapadula che in tersione prova a infilare senza successo il palo opposto. Sempre di testa anche il tentativo di Zukanovic che all'89' è libero di colpire ma di fatto serve un pallone comodo a Berisha. Il forcing finale è improduttivo, Ballardini incassa la prima sconfitta della sua gestione dopo aver raccolto 7 punti nelle prime 3 uscite. Il blitz del Ferraris può segnare una svolta nella stagione dell'Atalanta che torna a sorridere lontano da Bergamo dopo 205 giorni.
CDS

LE PARTITE DI LUNEDI

Serie A, Lazio-Torino 1-3: disastro Var, rigore negato e rosso a Immobile
Rigore negato alla Lazio, Immobile espulso con il Var



ROMA - Difficile parlare della partita dopo quello che si è visto allo stadio Olimpico. Per la cronaca tra Lazio e Torino è finita 1-3 per i granata, ma il protagonista in negativo della serata è stato l'arbitro Giacomelli. Nei minuti finali di un soporifero primo tempo, scosso solo da un palo di Belotti dopo 4 minuti, è arrivato il corto circuito che di fatto ha compromesso il match della Lazio: Immobile calcia in area e il pallone è intercettato con la mano, staccata dal corpo, di Iago Falque. L'azione prosegue e Milinkovic-Savic serve ancora Immobile con un delizioso assist d'esterno. L'attaccante si gira e conclude sul palo esterno sprecando una buona occasione. Subito dopo però Immobile ha un diverbio con Burdisso e con un gesto del corpo colpisce il difensore che si rialza immediatamente. A quel punto l'arbitro decide di consultare il Var e quando tutti si aspettavano il rigore per i biancocelesti, Giacomelli espelle Immobile. L'Olimpico e la panchina della Lazio esplodono, difficile mantenere i nervi saldi. Dopo ben 5 minuti di recupero l'arbitro manda tutti negli spogliatoi ma i giocatori biancocelesti sono furiosi. Luis Alberto si sfoga ai microfoni di Premium Sport non mandandole a dire.

INTERVALLO - Nell'intervallo i protagonisti hanno modo di rivedere gli episodi incriminati e di consultarsi e al rientro in campo la tensione è alle stelle ancor prima di riprendere il gioco. I tifosi inveiscono contro l'arbitro e per protesta ritirano gli striscioni. Si gioca in un clima surreale, la Lazio è in dieci e il Torino passa in vantaggio al 54' con Berenguer, che trova il suo primo gol in serie A dopo un'azione insistita. Inzaghi prova a scuotere i suoi e manda dentro quasi contemporaneamente Felipe Anderson, Basta e Caicedo. I padroni di casa ci credono e giocano bene, ma non è serata: passano dieci minuti e gli ospiti raddoppiano grazie a Rincon, splendido il suo sinistro a giro da fuori dopo un'azione personale. La Lazio non molla e accorcia le distanze con Luis Alberto, delizioso il suo tocco sotto a scavalcare Sirigu dopo un pallone regalato da Belotti. Ma l'inferiorità numerica si fa sentire e al 73' il Toro chiude il match grazie al giovanissimo Edera, appena entrato, che batte Strakosha con un altro tiro a giro da fuori. Ma le beffe per la Lazio non sono ancora finite: i biancocelesti chiudono in nove a causa di un affaticamento per Luis Alberto, che esausto, chiede un cambio che non c'è. La Lazio cade all'Olimpico, dove il Toro non vinceva dal '93, non riuscendo ad agganciare la Roma in classifica. Ma stasera non possono esserci colpe.
CDS

LE PARTITE DI DOMENICA

Serie A, Napoli-Fiorentina 0-0: l'Inter resta al comando
Pari senza reti al San Paolo tra Sarri e Pioli. Gli azzurri sprecano la possibilità di tornare in vetta alla classifica



NAPOLI - L'occasione era di quelle d'oro, ma il momento è di quelli no. Il Napoli non batte la Fiorentina, che al San Paolo gioca per 45' una gran partita, poi si rintana e porta a casa uno 0-0 prestigioso e meritato. Primo tempo di marca prettamente viola, ripresa esclusivamente azzurra, ma davanti qualcosa si è inceppato in Mertens e compagni, che a inizio campionato ne facevano 3 a chiunque, e oggi chiudono la seconda partita con zero gol per la prima volta da quando Sarri siede sulla panchina azzurra (l'ultima era nel 2014). Gode dunque l'Inter, che resta in testa alla classifica con un punto di vantaggio sul Napoli.

SENZA INSIGNE - Sarri deve rinunciare ancora a Insigne (pubalgia) e schiera - così come contro il Feyenoord - Zielinski largo a sinistra. In difesa torna Mario Rui, che per la prima volta, quest'anno, gioca 90', per gran parte a buoni livelli, almeno in fase difensiva. Pioli si presenta con il tridente Chiesa-Simeone-Thereau.

SIMEONE SPRECONE - Il Napoli del primo tempo è appannato, lento e prevedibile. La Fiorentina pressa alto e toglie respiro alla squadra di Sarri, che non costruisce nulla di pericoloso in 45 minuti. Simeone è scatenato tra Albiol e Koulibaly, ma manca del tutto di cinismo. L'argentino - a dire il vero - va pure in gol all'11', ma in netto fuorigioco. Poi si fa parare tutto da Reina, già bravo al 16' sul diagonale insidioso di Benassi. Le migliori occasioni per il figlio d'arte sono sul finale di primo tempo. Prima scappa alle spalle dei difensori e da buona posizione non angola il tiro facilitando la parata di Reina. Un minuto dopo non sfrutta un cross perfetto di Biraghi dalla sinistra e di testa la regala ancora una volta al portiere spagnolo. Dall'altra parte il Napoli chiude il primo tempo senza mai tirare in porta. Tridente poco reattivo e a centrocampo chi dovrebbe impostare (Jorginho e Hamsik) non lo fa per nulla, compresso nella morsa viola.
Lo striscione della Curva B per il Napoli: «Rialzati e prendi fiato» Lo striscione della Curva B per il Napoli: «Rialzati e prendi fiato»

SOLO NAPOLI - Archiviato il primo tempo, la ripresa ha praticamente lo stesso copione, ma a parti invertite. Simeone non trova più spazi, sovrastato da un Koulibaly dominante, Chiesa e Thereau non danno una mano a far salire la squadra e la Fiorentina, inevitabilmente, si rintana, il Napoli prova a scalfire il bunker viola in più occasioni, ma senza successo. Allan serve un gran filtrante per Zielinski che non sfrutta e calcia alto. Il polacco, poi, spreca un'altra occasione dopo una magia d'esterno di Mertens nell'unica - vera - occasione creata in stile Napoli. Una chance ce l'ha pure Hamsik (esterno della rete da fuori area), ma la migliore capita sui piedi di Mertens al 71': Allan lo mette da solo davanti a Sportiello, il belga gli calcia addosso nell'unico frangente in cui riesce a liberarsi della marcatura di un impeccabile Pezzella.

I CAMBI - Pioli dunque prova a cambiare qualcosa, così come Sarri. Gil Dias prende il posto di Chiesa, Ounas quello di Zielinski e Rog quello di Allan. Proprio l'ingresso dell'algerino dà un po' di brio alla manovra azzurra: l'ex Bordeaux ci prova da fuori, ma senza precisione. Su quella fascia, poi, Pioli perde Laurini (dentro Bruno Gaspar). Jorginho, nel frattempo, lascia il posto a Diawara. I cambi, però, non sortiscono alcun effetto. La Fiorentina regge senza neanche troppi affanni e a fine gara Pioli può esultare per un punto d'oro e meritato.
Davide Palliggiano
CDS

Serie A, Milan-Bologna 2-1: doppietta di Bonaventura
Gattuso conquista la prima vittoria da allenatore del Milan al suo debutto a San Siro



ROMA - Buona la prima a San Siro per Gattuso: al debutto in casa da tecnico del Milan, conquista la prima vittoria, dopo il pareggio beffa con il Benevento e la sconfitta con il Rijeka in Europa League. Una gara di sofferenza, vinta per 2-1 e vissuta da Ringhio a bordocampo solo in giacca e camicia sotto la neve. La squadra ancora non brilla però questi sono tre punti d'oro perché davanti hanno rallentato tutte. Eroe della serata è Bonaventura, autore di una doppietta. A San Siro i tifosi non vedevano gol e vittorie dal 20 settembre, ovvero dal 2-0 alla Spal con due reti dal dischetto di Kessie. L'ex Donadoni se l'è giocata bene ed esce a testa alta: il Bologna ha dimostrato di essere una squadra in salute anche se non è riuscito a rimontare per la seconda volta il vantaggio rossonero.

DIFESA A 4 - Gattuso ridisegna il Milan con la difesa a quattro: con Romagnoli squalificato, c'è Musacchio accanto a Bonucci con Abate e Rodriguez sugli esterni. Il tridente offensivo è formato da Suso, Kalinic e Borini. Il Milan parte forte e chiude subito il Bologna nella sua metà campo. Il vantaggio arriva al 10' con un tiro di Bonaventura dal limite che supera Viviano, complice una leggera deviazione di Gonzalez. Il Milan ritrova il gol a San Siro dopo 399 minuti. Il Bologna però si scuote subito dopo essere passato in svantaggio e trova presto il pareggio: lo firma Verdi con un sinistro micidiale sotto l'incrocio al 23', servito da un grande assist di Destro. Dopo una partenza sprint, il Milan rallenta e il Bologna se la gioca a viso aperto alzando il baricentro. Al 37' i rossoneri hanno un'ottima chance, ma Torosidis è bravo ad anticipare Bonaventura.

ANCORA BONAVENTURA - Nella ripresa riprende a nevicare in maniera più intensa, ma il manto erboso preservato con i teloni nel pomeriggio, regge benissimo. Il ritmo della partita resta alto con le due squadre che si affrontano a viso aperto anche se non ci sono grandi occasioni da gol. Al 59' Gattuso decide di aumentare il potenziale offensivo inserendo Cutrone al posto di Abate. Al 68' entra anche Andrè Silva al posto di Kalinic, fischiato dai tifosi rossoneri. Il Milan stavolta resiste, non finisce con il gol del portiere al 95', e alla fine Gattuso può far esplodere la sua gioia correndo in campo e festeggiando i tre punti con tutta la squadra e i tifosi a San Siro. È un nuovo inizio?
Valerio Minutiello
CDS

Serie A, Chievo Verona-Roma 0-0: Sorrentino insuperabile
Schick in campo per 90'. Difesa dei gialloblù impenetrabile



VERONA - Una difesa accorta e un Sorrentino in stato di grazia fermano la Roma che impatta 0-0 sul Chievo al Bentegodi, nell'anticipo domenicale della 16esima giornata della Serie A. Almeno due gli interventi decisivi del portiere che ha negato il gol in due occasioni a Schick e una a testa a Gerson e Gonalons. La Roma ha sprecato molto e quando serviva non ha assestato il colpo di grazia. Il Chievo, reduce dal 5-0 di Milano contro l'Inter, dopo il Napoli riesce a fermare anche i giallorossi.

LE SCELTE  - C'è Schick dal primo minuto, una sorpresa non nella scelta, era nell'aria, ma per il ruolo in cui viene impiegato: centravanti al posto di Dzeko, che finisce in panchina per la prima volta in questa stagione. In difesa Bruno Peres sostituisce Florenzi, Juan Jesus  prende il posto Manolas. A centrocampo è Gonalons il prescelto al posto dello squalificato De Rossi. In attacco, al fianco di Schick, ci sono Gerson a destra ed El Shaarawy. Diverse le assenze importanti nel Chievo, quella di Castro su tutte. Maran sceglie  in avanti il tandem Inglese-Meggiorini con Birsa trequartista. e Radovanovic, Bastien e Depaoli sulla linea mediana. Nel primo tempo la prima grande occasione è per il Chievo: al 14' svarione difensivo di Bruno Peres, che svirgola un rinvio, Inglese da distanza ravvicinata conclude scheggiando la traversa. La Roma inizia a produrre il gioco, il possesso di palla è decisamente nelle mani di Eusebio Di Francesco, ma il Chievo si copre bene e l'unica vera opportunità per gli ospiti arriva al 24': conclusione di Kolarov deviata di tacco da Schick, Sorrentino respinge corto e poi compie un autentico miracolo da terra sul tap-in a botta sicura di Gerson. Una doppia parata che salva il risultato.

ENTRA DZEKO - Nessun cambio al rientro in campo, la Roma prova a essere più aggressiva, Kolarov dalla distanza sfiora il palo. Al 60' micidiale uno-due in area tra Schick e Gonalons, Sorrentino si supera ancora sulla potente conclusione ravvicinata del francese. Al 63' Juan Jesus ha sui piedi l'occasione buona su corner di El Shaarawy, ma la sua deviazione non è delle migliori. Al 64' entra Dzeko al posto di un poco brillante Gerson. Schick va a fare l'esterno sulla destra. Dopo due minuti il centravanti, appena entrato, per un soffio non riesce a deviare in porta una potente cross dalla sinistra di Kolarov. Al 70' Di Francesco gioca la carta Perotti. Le squadre si allungano e anche il Chievo si fa vedere dalle parti di Alisson, ma la conclusione dalla distanza di Meggiorini è ben controllata dal brasiliano.

SUPER SORRENTINO - Al 78' ancora una grande occasione sui piedi di Dzeko che sbaglia la deviazione sul cross di Nainggolan. A dieci minuti dalla fine dentro anche il giovane Cengiz Ünder al posto di Strootman. Si vede ancora il Chievo ma Birsa svirgola la conclusione. All'83' un altro miracolo di Sorrentino, che ormai battuto dalla deviazione di Gamberini sul tiro di Schick, riesce a respingerla con il piede in controtempo.  Niente da fare per la Roma, poco cattiva in alcuni frangenti, fermata sullo 0-0 da un insuperabile Sorrentino, migliore in campo del Chievo.
Patrizio Cacciari
CDS

Serie A, Sassuolo-Crotone 2-1: Zenga ko al debutto
Goldaniga e Politano stendono i calabresi, che poi accorciano con un'autorete di Acerbi. Nel finale Matri si fa parare un rigore da Cordaz



REGGIO EMILIA - Se l'aspettava probabilmente diversa la sua prima sulla panchina del Crotone, Walter Zenga. L'Uomo Ragno perde a Sassuolo 2-1 nel match salvezza della 16ª giornata di campionato. Goldaniga e Politano mettono la firma sui 3 punti della squadra di Iachini, che esce dalla zona retrocessione. Un'autorete di Acerbi la riapre e nel finale Matri si fa parare un rigore da Cordaz.

Primo tempo con poche emozioni e tutte per merito del Sassuolo. Berardi colpisce l'esterno della rete dopo 7 minuti, Missiroli sfiora il palo con un bolide da fuori area (30') e Falcinelli impegna Cordaz da posizione ravvicinata con una gran girata (38'). Il Crotone risponde con un colpo di testa di Barberis che termina ampiamente a lato.

Nella ripresa i padroni di casa mettono in campo quel cinismo mancato nel primo tempo e trovano subito il vantaggio (49') con Goldaniga, alla sua seconda presenza stagionale. Il difensore ex Palermo resta in area sugli sviluppi di un corner e batte Cordaz con un gran colpo di testa su cross di Politano. L'attaccante, invece, raddoppia al 61' con un gran gol: veronica al limite dell'area e destro a giro che non lascia scampo al portiere calabrese. Il Crotone, però, la riapre al 66': cross dalla sinistra di Tonev e Budimir, in contrasto con Acerbi, accorcia con un tocco beffardo, l'ultimo proprio del difensore neroverde. L'attaccante croato al 74' avrebbe una ghiotta occasione per pareggiare, ma da pochi passi si fa ribattere la conclusione a porta vuota da Peluso. Nel finale il Sassuolo potrebbe chiuderla, ma non lo fa. Sampirisi si aggrappa alla maglia del neoentrato Matri e lo stende. Manganiello indica il dischetto e dagli undici metri l'ex attaccante di Juventus e Milan si fa respingere la conclusione da Cordaz (89'). Errore, quello dell'attaccante, ininfluente: vince il Sassuolo 2-1.
CDS

Benevento ko a Udine, Oddo sorride. Spal, che rimonta sul Verona
Tutto nel primo tempo in Friuli dove l'Udinese stende 2-0 i campani. Succede tutto nella ripresa a Ferrara: Hellas avanti 2-0 e poi raggiunta nel finale



ROMA - Salto in alto in chiave salvezza dell'Udinese, la Spal riacciuffa nel finale il Verona, il Benevento resta inchiodato a un punto in classifica. Sei punti per Oddo in Friuli nelle ultime due: blitz a Crotone e vittoria oggi, i bianconeri tornano a respirare a quota 18 punti. Pecchia sorride a Ferrara sul 2-0 ma i suoi si fanno recuperare due gol nel finale, rischiando anche la sconfitta.

UDINESE-BENEVENTO 2-0 (5' Barak, 41' Lasagna)
Un tempo per chiuderla, un altro per controllarla: l'Udinese stende il Benevento e continua a risalire la china della classifica. Ci mette cinque minuti la squadra di Oddo a portarsi in vantaggio: cross a centro area di Jankto, Del Pinto liscia il rinvio e il pallone finisce sui piedi di Barak che conclude, palla deviata da Letizia che finisce alle spalle di Brignoli. I giallorossi soffrono il colpo, Ali Adnan su punizione sfiora il raddoppio, fermato solo dalla traversa. La reazione del Benevento è in un tentativo di Parigini e nella grande occasione costruita attorno alla mezz'ora: Bizzarri non blocca il tiro da fuori di Letizia, sulla ribattuta arriva Puscas che conclude addosso al portiere. Gol mangiato, gol subito: il 2-0 dell'Udinese arriva prima dell'intervallo, Lasagna infila il diagonale di sinistro trovando l'angolino. Nella ripresa assalto sterile degli ospiti gestito senza troppe difficoltà, entrano Ciciretti e Armenteros, D'Alessandro va vicino al gol che riaprirebbe tutto ma la palla va a lato, poi nel recupero Armenteros spara altissima la punizione concessa in area friulana per una presa con le mani di Bizzarri su retropassaggio.

SPAL-VERONA 2-2 (10' st Cerci (rig.), 24'st Caceres, 41' st Paloschi (S), 43' st Antenucci (S, rig.)
Un primo tempo avaro di occasioni, una ripresa pirotecnica che vede il Verona prima costruire e poi sciupare un doppio vantaggio, per la gioia della Spal e del 110° anniversario, festeggiato con una splendida maglia storica. Partono bene i padroni di casa: Grassi si incunea in area, salta Ferrari e in spaccata conclude, provvidenziale per gli ospiti l'uscita disperata di Nicolas che salva lo 0-0. La squadra di Pecchia reclama un rigore per una trattenuta in area di Salomon su Cerci, Rocchi lascia continuare. Ancora Cerci al quarto d'ora ci prova col sinistro a giro, in tuffo la risposta di Gomis. Dall'altra parte di nuovo NIcolas protagonista con un doppio intervento su una conclusione da fuori e sul tap in di testa di Borriello subito dopo. Occasionissime per Grassi al 35', che conclude debole da buona posizione, e per Kean che prima del 45' di destro non riesce ad angolare abbastanza la conclusione parata a terra da un reattivo Gomis. La ripresa si apre con il Verona più intraprendente: Romulo cerca spesso Kean in area, poi al 9' arriva il fallo di Viviani su Cerci che costa all'ex del match il rigore che lo stesso Cerci realizza per il vantaggio ospite. Mattiello ha sul sinistro il pari ma strozza la conclusione, poi partono i cambi: Pecchia richiama Kean per Valoti, Semplici inserisce Schiattarella e Floccari per Rizzo e Borriello. La Spal attacca, il Verona la chiude: contropiede orchestrato da Verde che serve l'inserimento di Caceres, diagonale vincente dell'ex Juventus per il raddoppio. L'Hellas la sente in tasca, ma la Spal è una furia: incredibile il doppio palo di Grassi, che prima sfiora subito il 2-1 al volo trovando ancora Nicolas e poi il montante a respingergli la conclusione, poi di testa l'ex Napoli batte finalmente il portiere ma colpisce di nuovo la base del legno. A sei minuti dal termine Rocchi annulla il gol di Floccari per una carica sul portiere, poi è Paloschi a riaprire il match un giro di lancette più tardi. Altri due minuti e ancora Floccari si guadagna un rigore che Antenucci infila di potenza e precisione per il 2-2 definitivo.
CDS

LE PARTITE DI SABATO

Serie A, Juventus-Inter 0-0: muro Spalletti allo Stadium
Handanovic e la traversa negano la vittoria alla squadra di Allegri. E il Napoli, ora, può tornare in vetta



TORINO - Un muro nerazzurro allo Stadium. L'Inter non aveva alcuna intenzione di perdere a Torino, la Juve - gradualmente - ha maturato una voglia matta di vincere e ha messo coraggio, qualità e una prestazione perfetta dal punto di vista tattico. Dall'altro lato, però, ha trovato un Handanovic - come al solito - in forma strepitosa e una squadra, quella di Spalletti, perfettamente organizzata in difesa. Il risultato finale è un poco emozionante 0-0 con la Juve che resta a -2 e aggancia momentaneamente il Napoli a quota 38. Gli azzurri di Sarri, però, domani possono riprendersi la vetta solitaria della classifica in caso di vittoria con la Fiorentina.

DYBALA IN PANCHINA - Allegri lascia Dybala in panchina e si presenta con il tridente Cuadrado-Higuain-Mandzukic. Spalletti invece punta su Brozovic trequartista con Borja Valero arretrato. Gagliardini scivola tra le riserve.

PARTITA A SCACCHI - Partiamo da un presupposto: il match non è di quelli entusiasmanti. Pochi rischi, tanto tatticismo e la prima occasione arriva inevitabilmente su una giocata sporca. Su un cross di Cuadrado, deviato dalla difesa nerazzurra, si fionda Mandzukic che costringe Handanovic a una gran parata. Sulla respinta il croato ci riprova, ma Miranda spazza. Icardi e Higuain fanno a sportellate con i rispettivi marcatori, ma l'argentino dell'Inter non riesce mai a liberarsi, per nulla aiutato da un centrocampo asfittico. Borja Valero, limitato dal pressing alto di Pjanic, non fa girare la squadra e l'Inter - in 45' - non supera mai la trequarti con una certa pericolosità. La prima azione pulita orchestrata dalla squadra di Allegri porta Khedira a un tiro da posizione defilata facilmente controllato da Handanovic, mentre Higuain, molto nervoso, si becca un giallo per proteste con l'arbitro Valeri (39'). Il più pimpante lì in avanti è Mandzukic, che al 45' avrebbe pure l'occasione di portare in vantaggio la Juve con un colpo di testa che però si stampa sulla traversa.
Juventus-Inter 0-0, non si sblocca il Derby d'Italia Juventus-Inter 0-0, non si sblocca il Derby d'Italia

ICARDI CHIEDE UN RIGORE - Nel secondo tempo la Juve è più spregiudicata, mentre l'Inter resta lì rintanata nella propria area. Mandzukic è una calamita per palloni, ma di quelli che non riesce a ribadire in rete, così Handanovic ha spesso vita facile. Icardi, nel suo unico acuto, entra in area al 56' e chiede un rigore per un tocco di mano di Benatia che c'è, ma che Valeri, con il silent-check del Var non considera rigore per il precedente tocco con la gamba del difensore marocchino. Dall'altro lato la Juve arriva in porta con belle giocate, come quella al 60', quando Cuadrado triangola con Higuain e poi costringe Perisic a una chiusura di testa che mette Handanovic in difficoltà. Spalletti si chiude ancor di più: Dalbert prende il posto di Santon, ko dopo uno scontro con Cuadrado. Poi entra pure Gagliardini per un Candreva in serata versione terzino. Nel frattempo Khedira, complice una deviazione di Dalbert, non trova la porta dopo l'unico errore (un'uscita alta) di Handanovic, poco dopo bravo sul fendente dal limite dell'area di Asamoah (71').

SPAZIO A DYBALA - Allegri inserisce Dybala a un quarto d'ora dal termine, ma la Joya non ha tempo e modo di incidere. Brozovic, nell'unica sortita offensiva, spaventa relativamente Szczesny con un sinistro dal limite (84'), che termina fuori, e mentre Allegri toglie un Pjanic scuro in volto per inserire Bentancur, Spalletti si gioca la carta Eder per Icardi alla ricerca di un contropiede che mai si verificherà. Il bunker nerazzurro tiene, ma anziché ripartire pensa esclusivamente a spazzare via il pallone il più lontano possibile e così finisce inevitabilmente 0-0. L'Inter mantiene la sua imbattibilità, la Juve si mangia le mani per un'occasione sprecata. E domani, tra i due litiganti, a godere potrebbe essere Sarri... Fiorentina permettendo.
Davide Palliggiano
CDS

Serie A, Cagliari-Sampdoria 2-2: doppietta Quagliarella, poi Farias e Pavoletti
I sardi rimontano due gol di svantaggio nella ripresa. Diego Lopez costretto a sostituire tre giocatori nei primi 40 minuti per infortunio, nel prepartita perde anche Rafael: al suo posto però c'è un super Cragno



ROMA - Un Cagliari sfortunato e incerottato riesce a rimontare e strappare un pareggio contro una Samp sprecona: finisce 2-2. Diego Lopez è costretto a fare tre cambi nei primi 40 minuti per problemi muscolari, dopo aver perso il portiere Rafael nel riscaldamento prepartita, sostituito da Cragno (anche lui non al meglio). Dopo soli 3' Ceppitelli è costretto ad uscire per uno scontro in area, al suo posto entra Pisacane. Al 34' si ferma Faragò, per problemi muscolari, ed entra Van der Wiel. Cinque minuti dopo si accascia anche Dessena e Lopez fa entrare Farias. Soltanto la Fiorentina nel 2010 aveva fatto 3 cambi nei primi 40 minuti in serie A. La Sampdoria invece sta bene, soprattutto il suo bomber Quagliarella, che si scatena firmando una doppietta in otto minuti. Il gol che sblocca la partita arriva all'11' con un tocco di punta ad anticipare Cragno. Al 18' il raddoppio con un sinistro a giro preciso che si infila all'angolino. Il Cagliari è stordito e la Samp è in pieno controllo del match. Al 45' Cragno vola in tuffo a deviare un tiro di Ramirez che avrebbe chiuso la partita.

RIMONTA CAGLIARI - Il risultato non sembra in discussione, ma il Cagliari torna in partita segnando due gol nei primi 15' della ripresa. Il primo, quello che riapre il match al 56' è un clamoroso regalo di Viviano: il portiere rinvia sulla schiena di Farias e la palla entra in rete. Quattro minuti dopo Pavoletti di testa firma il pareggio, segnando il suo quarto gol stagionale con la maglia del Cagliari e anche il quarto contro la Samp.  I blucerchiati reagiscono e provano a riprendersi la partita ma Cragno è bravo a opporsi in un paio di occasioni.
CDS

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