News Calcio 2017/2018 - SOLO LA SERIE A

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News Calcio 2017/2018

Stagione 2017/2018
RISULTATI E HIGHLIGHTS SERIE A TIM 2017-2018
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sabato 19 maggio 2018
I primi convocati di Mancini: ci sono Jorginho e Insigne



Elenco dei convocati in nazionale

Portieri: Gianluigi Donnarumma (Milan), Mattia Perin (Genoa), Salvatore Sirigu (Torino);

Difensori: Leonardo Bonucci (Milan), Mattia Caldara (Atalanta), Domenico Criscito (Zenit San Pietroburgo), Danilo D’Ambrosio (Inter), Mattia De Sciglio (Juventus), Emerson Palmieri Dos Santos (Chelsea), Alessio Romagnoli (Milan), Daniele Rugani (Juventus), Davide Zappacosta (Chelsea);

Centrocampisti: Daniele Baselli (Torino), Giacomo Bonaventura (Milan), Bryan Cristante (Atalanta), Alessandro Florenzi (Roma), Frello Filho Jorge Luiz Jorginho (Napoli), Rolando Mandragora (Crotone), Claudio Marchisio (Juventus), Lorenzo Pellegrini (Roma);

Attaccanti: Mario Balotelli (Nizza), Andrea Belotti (Torino), Domenico Berardi (Sassuolo), Federico Bernardeschi (Juventus), Federico Chiesa (Fiorentina), Ciro Immobile (Lazio), Lorenzo Insigne (Napoli), Matteo Politano (Sassuolo), Simone Verdi (Bologna), Simone Zaza (Valencia).
PIANETANAPOLI

venerdi 18 maggio 2018
Serie B, Frosinone beffato allo scadere: il Parma torna in A
Allo 'Stirpe' i ciociari perdono la promozione diretta facendosi riprendere dal Foggia nel finale di gara: fanno così festa gli emiliani, vittoriosi a La Spezia. Debutto con ko per Nesta al Perugia, il Novara retrocede in C



ROMA - Un finale al cardiopalma in Serie B, dove il Frosinone perde la Serie A diretta nel finale della partita con il Foggia, che pareggia all'89' sul campo dei ciociari spianando la strada della massima serie a un Parma che conquista così la sua terza promozione consecutiva. Gli emiliani tornano dunque nel grande calcio dopo il fallimento del 2015 e costringono i ciociari ai playoff dove vanno anche Palermo, Venezia, Bari, Cittadella e Perugia (debutto con ko per il tecnico Nesta sul campo dell'Empoli già promosso). Vittoria pesante per l'Entella a scapito del Novara (battuto 1-0 a domicilio): i piemontesi raggiungono in Serie C le già retrocesse Ternana e Pro Vercelli mentre i liguri si giocheranno la salvezza ai playout contro l'Ascoli.

ASCOLI-BRESCIA 0-0 - Un punto d'oro per il Brescia quello conquistato ad Ascoli, un po' meno per i marchigiani di Serse Cosmi che - nonostante una grande rimonta nella parte finale della regular-season - dovranno cercare la salvezza ai playout contro l'Entella.

BARI-CARPI 2-0 - A sfiorare il vantaggio per primo è il Carpi, fermato al 13' dalla traversa con Melchiorri che trova sulla sua strada un ottimo Micai. Scampato il pericolo, al 26', è invece il Bari a trovare la rete con un fulmineo contropiede finalizzato da Galano. E prima del riposo arriva anche il raddoppio grazie a una perla balistica di Brienza, che la piazza all'incrocio dai 25 metri con il sinistro. I pugliesi vanno ai playoff da sesti.

CESENA-CREMONESE 1-0 - Vittoria salvezza per il Cesena grazie al gol segnato da Kupisz al 68' e sconfitta indolore per la Cremonese, che conserva comunque la cadetteria.

CITTADELLA-PRO VERCELLI 2-0 - Successo senza troppi affanni per il Cittadella, che batte 2-0 la già retrocessa Pro Vercelli. Al 69' assegnato un rigore ai padroni di casa per un pugno di Alcibiade (espulso) a Pelagatti: sul dischetto va Kouame che non sbaglia. Ora la gara è in discesa per i veneti, che raddoppiano al 78' con Bartolomei: il Cittadella va ai playoff da settimo della classe.

EMPOLI-PERUGIA 2-1 - Primo tempo piacevole, che si apre con il vantaggio del Perugia (in panchina debutta Nesta, chiamato al posto di Breda) a firma Di Carmine (2'), lesto a ribattere in rete sul tiro di Cerri respinto da Terracciano. La capolista, già promossa in A con grande anticipo, sfiora il pari alla mezzora quando Pasqual colpisce la traversa su punizione (fuori misura il tap-in di Caputo che di testa alza troppo la palla). L'appuntamento con il gol dei toscani è però solo rimandato al 43', quando il cross di Pasqual beffa un colpevole Leali. Il sorpasso viene servito nella ripresa (63'), con Donnarumma servito da Caputo scattato sul filo del fuorigioco. Il Grifo perde ma va ai playoff da ottavo.

FROSINONE-FOGGIA 2-2 - Nel primo tempo il Frosinone sembra completamente bloccato per la tensione mentre il Foggia, scarico dalle pressioni, gioca in scioltezza. E al 35' i pugliesi gelano lo 'Stirpe': sinistro di Rubin, Vigorito respinge e Mazzeo segna a porta vuota il suo 19esimo gol stagionale. La doccia fredda sveglia i ciociari che sfiorano il pari al 43': punizione calciata di potenza col mancino da Ciano e risposta di Noppert che devia la palla sul palo. Dall'intervallo rientra in campo un Frosinone molto più determinato e al 68' arriva il pari di Paganini (assist di Ciofani). Ora il Foggia è in affanno e al 73' c'è il sorpasso ciociari: calcio d'angolo dalla sinistra e palla sui piedi di Rubin, che su azione da corner beffa il suo portiere con un clamoroso autogol. Lo stadio ciociaro ora è una bolgia e i tifosi sono già pronti a festeggiare la seconda promozione in A della loro squadra, ma all'89' è il nuovo entrato Floriano a gelare i tifosi di casa con uno splendido "cucchiaio" mancino. Il Frosinone si riversa immediatamente in avanti ma Noppert si supera sulla punizione di Ciano. Il risultato non cambia: il Frosinone perde la A diretta e ora dovrà ritrovare le energie per affrontare i playoff, comunque da terzo classificato.

NOVARA-ENTELLA 0-1 - Posta in palio altissima tra le due pericolanti Novara ed Entella e dopo un primo tempo molto equilibrato è l'Entella a sfiorare per prima il gol con Aramu fermato solo dalla traversa (53'), mentre i piemontesi replicano immediatamente con Maracchi (già pericoloso nel primo tempo). La gara si sblocca al 68' e a passare sono i liguri: ricamo di Aramu dalla trequarti a innescare sul palo lontano Crimi il quale di testa infila Montipò. Una rete pesantissima per l'Entella, che raggiunge il Novara a quota 44 ma è in vantaggio per gli scontri diretti e si guadagna così il playout per la salvezza (contro l'Ascoli) spedendo invece in Serie C i piemontesi.

SALERNITANA-PALERMO 0-2 - Ai siciliani bastano la splendida girata di Chochev prima del riposo (il bulgaro è poi uscito piangendo nella ripresa per un infortunio alla caviglia sinistra) e la rete di La Gumina all'86' per espugnare il campo della già tranquilla Salernitana. Lo 0-2 non basta però per scalare posizioni, con i siciliani che chiudono al quarto posto e ora si preparano per gli spareggi promozione (come il Frosinone sono già in semifinale).

SPEZIA-PARMA 0-2 - Parte meglio il Parma che al 10' è già avanti grazie a Ceravolo, che sfrutta l'assist di Ciciretti e segna il suo settimo centro stagionale. Il vantaggio rischia di durare poco perché al 28’ viene assegnato un rigore allo Spezia: Frattali perde il pallone, Gilardino colpisce il palo ma arriva Giani che sul tap-in viene fermato da Scavone con la mano; sul dischetto va proprio il grande ex Gilardino che spiazza il portiere ma calcia incredibilmente fuori. I tifosi liguri non perdonano il bomber che viene richiamato in panchina tra i fischi del 'Picco' al 41': dentro il 'Diablo' Granoche. Nella ripresa i liguri spingono a caccia del pari ma dopo un quarto d'ora vengono puniti ancora, questa volta da Ciciretti che fa 2-0.
Dall'inferno fallimento alla A in 3 anni: il Parma è tornato Dall'inferno fallimento alla A in 3 anni: il Parma è tornato

TERNANA-AVELLINO 1-2 - All'Avellino servono punti salvezza sul campo della già retrocessa Ternana, che al 10' gela però gli irpini con Signori, bravo ad insaccare con li destro dopo uno scambio con Carretta. Al 18' ancora protagonista Signori, che salva di testa sulla linea la palla calciata magnificamente al volo da Di Tacchio. La squadra di Foscarini però non molla e ribalta la situazione prima dell'intervallo: al 39' è l'ex perugino Ardemagni ad anticipare di testa il portiere umbro Plizzari e a fare 1-1, poi è Castaldo con il piattone destro a effettuare il sorpasso finalizzando con il piatto destro un bel cross di Molina.

VENEZIA-PESCARA 0-0 - Nessuna rete ed espulsione per proteste a Filippo Inzaghi nello 0-0 tra Venezia e Pescara: i padroni di casa, neopromossi, vanno ai playoff da quinti mentre gli abruzzesi di Pillon festeggiano la salvezza.
CDS

mercoledì 16 maggio 2018
L'Europa League all'Atletico Madrid: super Griezmann, 3-0 al Marsiglia
Il francese segna una doppietta alla squadra di Garcia. Chiude i conti Gabi nel finale



LIONE (Francia) - Le ultime diavolerie prima del grande saluto. Antoine Griezmann si congeda dall'Atletico Madrid regalando ai colchoneros l'Europa League (la terza) nella magica notte di Lione. Le Petit Diable, destinato al Barcellona, segna una doppietta e mette una firma indelebile nel 3-0, chiuso da Gabi, al Marsiglia di Rudi Garcia.

BENE L'OM, MA SEGNA L'ATLETICO - I francesi partono in quinta, ma si perdono sul più bello. Payet trova subito un corridoio per Germain che a tu per tu con Oblak spara alto al 4'. Ci provano pure Rami e Sarr, anche loro senza precisione. Alla prima occasione, però, l'Atletico fa gol. Griezmann sfrutta al massimo un assist di Gabi dopo una clamorosa disattenzione di Anguissa, che sbuccia un rinvio di Mandanda, e batte il portiere francese al 21'.

LE LACRIME DI PAYET - La serata si fa ancora più nera per l'OM quando Payet, al 32', esce in lacrime per infortunio e lascia il posto a Lopez. Un infortunio, per gli amanti della scaramanzia, dovuto al fatto che prima del match l'ex trequartista del West Ham abbia toccato il trofeo dell'Europa League.

CHOLISMO PURO - L'Atletico, nel frattempo, riesce in ciò che gli viene meglio: difendersi coi denti e attaccare in contropiede. Simeone, in tribuna per la squalifica, ordina dall'alto il cambio: fuori Vrsaljko, già ammonito, dentro il più esperto Juanfran, in una gara a dir poco nervosa.

BISMANN - Il raddoppio arriva al 49' ed è un capolavoro di tecnica da parte di Griezmann. Il 7 dell'Atletico prima raccoglie e si porta avanti un assist sui piedi di Koke, poi batte con uno scavetto Mandanda per il gol del 2-0. Garcia prova a ribaltare la situazione con i cambi: fuori Ocampos e Germain per Njie e Mitroglu. Il Marsiglia, però, rischia in più occasioni di chiudere in 10, con l'arbitro Kuipers che grazia più volte Luiz Gustavo, autore anche di un mani non visto in area su colpo di testa di Saul (70'). L'OM ha grinta da vendere, ma vista l'uscita di Payet poca qualità. Che arriva solo a sprazzi, dalla destra, grazie a Sarr, autore di un cross perfetto all'81' per la testa di Mitroglu, che colpisce il palo alla destra di Oblak. L'ultimo sussulto di una serata dannatamente sfortunata per i francesi, incredibilmente dolce per l'Atletico, che nel finale, in cui entra anche Fernando Torres, segna in contropiede il 3-0 con il capitano Gabi. I colchoneros ora sognano una finale di Supercoppa Europea con il Real Madrid. Simeone, c'è da giurarci, ha almeno un paio di sassolini nella scarpa.
Davide Palliggiano
CDS

lunedi 14 maggio 2018
Ufficiale: Mancini è il nuovo ct dell'Italia
Il tecnico ha firmato il contratto con la Figc: debutterà il 28 maggio nell'amichevole contro l'Arabia Saudita



ROMA - Ora è ufficiale: Mancini è il nuovo ct dell'Italia. Il tecnico, sbarcato questa mattina a Fiumicino, ha firmato il contratto con la Figc dopo aver ottenuto il via libera dallo Zenit. Il nuovo ct dovrebbe debuttare il 22 maggio, in occasione del raduno in vista dell'amichevole contro l'Arabia Saudita in programma il 28 allo stadio "Kybunpark" di San Gallo, in Svizzera. Mancini sarà presentato domani alle 12, in conferenza stampa a Coverciano. Per sposare il progetto azzurro ha rinunciato ai 12 milioni netti dei rimanenti due anni di contratto con lo Zenit, senza alcuna buonuscita. Per quanto riguarda lo staff, il neo ct sceglierà i suoi collaboratori in base al budget che gli offrirà la Federcalcio.                 

FABBRICINI - "Roberto Mancini aveva questo grande desiderio di sedere sulla panchina azzurra e lo ha dimostrato anche con fatti concreti. Speriamo adesso di lavorare bene e basta". Così il commissario della Figc, Roberto Fabbricini, dopo l'accordo con Mancini che da questa sera è ufficialmente il nuovo ct dell'Italia. L'ex tecnico dello Zenit, visibilmente sorridente, non ha rilasciato dichiarazioni lasciando lo studio del vice commissario federale Clarizia dove è stato messo nero su bianco l'ingaggio dell'allenatore. "La giornata si è conclusa come volevamo, siamo contenti e anche Roberto è contento. Domani ci sarà la presentazione ufficiale a Coverciano a mezzogiorno" aggiunge Fabbricini. "È stata una formalizzazione di un discorso che era praticamente concluso. Il contratto? Ne parliamo domani, daremo i particolari e lui spiegherà tempi e convocazioni, non i nomi chiaramente ma come si organizzerà questa prima permanenza di tre partite" le parole del commissario della Federcalcio.
CDS

mercoledì 9 maggio 2018
Coppa Italia, show Juventus: 4-0 al Milan, Allegri nella storia
I rossoneri reggono un tempo, poi doppietta di Benatia intervallata dal gol di Douglas Costa e dall'autorete di Kalinic. Decisive due papere di Donnarumma



ROMA - Lo avevano invocato i tifosi del Milan, scegliendolo per la coreografia, ma il poker sul campo lo ha calato una Juventus cannibale: gli uomini di Gattuso durano poco più di un tempo, poi affondano incassando quattro reti in venti minuti - con Donnarumma e Kalinic protagonisti in negativo - e si inchinano allo strapotere bianconero. Quarta doppietta Scudetto-Coppa Italia in quattro anni: discusso e anche aspramente criticato, Massimiliano Allegri scrive un'altra pagina di storia e aggiorna un record che non ha eguali nel calcio italiano.

CHANCE CUTRONE, SUSO, DYBALA E MANDZUKIC - Si parte con Locatelli in regia per Gattuso, Allegri rinuncia a Higuain: Mandzukic centrale nel tridente e modulo asimmetrico con Cuadrado terzino molto alto. Khedira regala un sinistro a Donnarumma, poi è Cutrone a scaricare addosso a Buffon da ottima posizione dopo lo scambio con Calhanoglu. Si attiva Dybala: assist dalla bandierina per il sinistro al volo - strozzato - di Douglas Costa, conclusione fuori e cross pericoloso respinto con i guanti da Gigio.

Campo pesante, gioco lento, si arriva alla mezz'ora con un paio di cross (Suso e Calabria) da una parte e qualche accelerata senza esito dall'altra: Suso impegna Buffon dal limite, poi Bonaventura non trova la porta. Replica Dybala che salta secco Romagnoli ma di destro regala il pallone a Donnarumma, poi ci riprova Cuadrado ma senza precisione. Un colpo di testa debole di Mandzukic porta al finale infuocato: Benatia travolge Calhanoglu proprio allo scadere del minuto di recupero, l'arbitro manda tutti negli spogliatoi attorniato dai giocatori del Milan infuriati, portati via da Bonucci e poi da Gattuso.

BENATIA, LA STOCCATA CHE FA MALE - Riparte meglio il Milan, che schiaccia la Juve: Bonaventura fa fuori Cuadrado e mette un pallone velenoso in area che scorre senza il tocco decisivo. Risposta bianconera con Dybala, che ci prova due volte, trovando uno strepitoso Donnarumma a negargli il vantaggio. La stoccata che va a punto però arriva: corner di Pjanic, Benatia in area si libera di Romagnoli e infila l'1-0 di testa. E' il 56'.

DONNARUMMA, CHE PAPERE: TRIS JUVE - Juve scatenata, ancora Dybala da fuori e ancora Donnarumma in angolo, proprio quando scade il primo quarto d'ora della ripresa e inizia quello nero del portiere del Milan: sugli sviluppi del corner Douglas Costa coordina il sinistro al volo dal limite, sembra facile per il numero 99 che però si fa sfuggire clamorosamente il pallone consegnando il raddoppio ai bianconeri a cinque minuti dal vantaggio. Un uno-due letale che diventa tris tre minuti dopo, ancora per un errore dell'estremo difensore: Mandzukic colpisce di testa debolmente, Gigio non blocca ma fa rimbalzare a terra la sfera sulla quale si avventa Benatia, rapace nell'infilare la sua doppietta e scatenato nell'esultanza sotto la Sud.

KALINIC, UN INGRESSO TERRIBILE: SUA L'AUTORETE - A tenere in gioco il difensore bianconero in occasione del 3-0 è Kalinic, entrato da poco per Cutrone. Il centravanti "funzionale" tanto voluto da Montella entra male in partita e prosegue peggio, infilando di testa la propria porta al 76' sul corner di Pjanic: poker bianconero che mette in secondo piano l'autorete sfiorata di Matuidi qualche istante prima (palo pieno) e che porta alla passerella finale, con Buffon che salva su Locatelli e Borini - subentrato a Suso - e con Dybala a cercare senza precisione il gol da 50 metri. Entrano anche Higuain e Marchisio, si aspetta solo il fischio finale di Damato che arriva senza neanche disputare il recupero: è festa Juve, alzato il primo trofeo della stagione in attesa della matematica assegnazione del titolo di Campione d'Italia.
Vladimiro Cotugno
CDS

giovedì 3 maggio 2018
Europa League, Diego Costa e Rudi Garcia in finale
La sfida che assegna il trofeo è in programma il 16 maggio a Lione



ROMA - Finisce a quota 250 partite l'avventura europea di Wenger sulla panchina dell'Arsenal. L'Atletico Madrid ostenta il solito ermetismo difensivo e resiste alle mareggiate di talento dei Gunners, castigati da un classico del repertorio di Diego Costa che timbra il pass per la finale di Lione. Nell'altra semifinale, il Marsiglia perde 2-1 con il Salisburgo dopo i tempi supplementari, ma grazie al 2-0 della partita di andara al Velodrome, conquista la finale.

KOSCIELNY KO - L'Atletico, con Burgos in panchina al posto dello squalificato Simeone, prova subito ad azzannare la partita con l'ex centravanti del Chelsea che al 7' si rende protagonista di una bella azione personale che sfocia in un tiro sul fondo. Al 9' l'Arsenal perde un pezzo molto importante: Koscielny si fa male da solo (a rischio la partecipazione a Russia 2018) e al suo posto entra Chambers. La freccia del match si sposta verso i Gunners che però faticano a trasformare la supremazia territoriale in pericolosità offensiva. Al 28' l'Arsenal orchestra una bella azione sull'asse Ozil-Lacazette: l'attaccante francese salta Oblak ma non trova lo spazio per il tiro e serve il tedesco, a sua volta murato dalla difesa.

LAMPO DIEGO COSTA - Il furore ospite si annacqua, e intorno al 37' l'Atletico Madrid si rende pericoloso con due occasioni originate dall'abilità nell'orchestrare i calci da fermo:  al 37' sinistro velenoso di Koke che finisce fuori di pochissimo alla destra di Ospina. Passano pochi secondi e Griezmann illumina il Wanda Metropolitano: il francese controlla splendidamente con il sinistro e poi prova il diagonale che tramonta di poco a lato. Il gol è nell'aria è arriva nel secondo minuto di recupero: dopo una respinta della difesa, Thomas tocca verso Griezmann che getta un fascio di luce su Diego Costa, bravo a resistere al ritorno di Bellerin e a freddare Ospina.

LA RIPRESA - La ripresa si apre con un'altra accelerata dell'Arsenal che però lascia varchi in contropiede ai colchoneros. Al 55' Thomas serve all'interno dell'area Diego Costa che mette a sedere Mustafi ma si arrende al recupero di Chambers. Al 63' ci prova Xhaka da lontano con una conclusione forte e rasoterra che però non sorprende nell'angolino Oblak. A metà secondo tempo ancora pericoloso l'Atletico: Diego Costa calamita il pallone, disorienza mezza difesa e serve Griezmann che però non trova lo spazio per la stoccata. Wenger si gioca la carta Mkhitaryan che al 71' prova a lasciare il segno con un destro violento ma alto sulla traversa. A due minuti dalla fine l'Atletico potrebbe sigillare il trionfo con Torres: il neoentrato (out uno stremato Diego Costa) si arrende di fronte alla reattività di Ospina. I Gunners ci provano fino all'ultimo senza generare veri brividi sulla schiena dei tifosi spagnoli. Al triplice fischio Diego Simeone dalla tribuna si lascia andare a un'esultanza liberatoria: è la sua quinta finale in 6 anni e mezzo alla guida dell'Atletico.

SALISBURGO-MARSIGLIA 2-1 (D.T.S.)
Non sono bastati 180 minuti per conoscere il nome della seconda finalista di Europa League. Ma nel secondo tempo supplementare, quando qualcuno già stava pensando ai calci di rigore, il Marsiglia ha trovato il gol del 2-1 che spedisce i francesi a Lione dove ad attenderli ci sarà l'Atletico Madrid di Simeone. Niente da fare per l'indomito Salisburgo che nella ripresa era riuscito a rimontare il 2-0 dell'andata. A fine gara austriaci furiosi con l'arbitro: il calcio d'angolo da cui è scaturito il gol del Marsiglia non c'era.

DOPPIO VOLTO - Partita dai due volti, tattica e avara di emozioni il primo tempo con il Marsiglia che lascia pochi spazi alle iniziative austriache, gol e occasioni nella ripresa quando i francesi sembravano a un passo dalla rete con cui avrebbero ipotecato la qualificazione alla finale e che invece al 65' si ritrovano sotto di due reti. Al 53' la prima rete di Haidara che supera tre avversari prima di concludere, poi il gol di Schlager che grazie a una deviazione di Sarr riapre i giochi. La partita si fa avvincente con occasioni per entrambe le squadre: il Salisburgo sfiora il terzo gol con Hwang appena entrato, il Marsiglia colpisce la traversa con un colpo di testa di Thauvin. A dieci minuti dalla fine i francesi hanno l'occasione per accorciare le distanze, Sarr crossa a giro per Germain che viene anticipato da Ramalho.

SUPPLEMENTARI - Si va ai supplementari e e subito c'è un'occasione per il Marsiglia: Anguissa ci prova da fuori ma il pallone esce di un soffio. Risponde al 99' il Salisburgo ma Pelè compie un vero e proprio miracolo sul colpo di testa di Caleta Car. Dopo tre minuti la palla buona è sul piede di Dabbur, pallone ancora fuori di un soffio. Al 116' il gol che manda il Marsiglia in finale: corner di Payet per Rolando che col piattone destro la mette dentro. Nel finale saltano i nervi ai giocatori, Haidara rimedia il secondo giallo. Il Salisburgo non ne ha più. In finale ci va Rudi Garcia.
CDS

mercoledì 2 maggio 2018
Champions League, Roma-Liverpool 4-2: il cuore non basta, Reds in finale
La squadra di Di Francesco va sotto 1-2, poi sfiora l'incredibile rimonta grazie alle reti di Dzeko e Nainggolan (doppietta). Proteste giallorosse per due episodi dubbi in area di rigore



ROMA - I miracoli non si ripetono in così breve tempo e infatti stavolta la rimonta non è riuscita. La Roma non ha concesso il bis, però ha giocato una gara di cuore battendo il Liverpool 4-2, in un Olimpico stupendo, con qualche errore di troppo che alla fine ha influito sul risultato finale. Servivano tre gol, e ne sono arrivati addirittura 4. Roba non da poco, però si sapeva che con il Liverpool la cosa difficile sarebbe stata non prenderli: solo che la Roma i due gol ai Reds li ha regalati. Nella ripresa poi c’era un rigore evidente con espulsione per un fallo di mano di Alexander-Arnold sul 2-2 che avrebbe potuto riaccendere le speranze. I giallorossi escono comunque a testa alta e con il rammarico di essersela giocata male all’andata. Ma la squadra di Eusebio Di Francesco ha fatto un cammino strepitoso in Europa andando molto oltre le aspettative. Salah stavolta non segna ma esulta eccome con i suoi compagni, perché il ritorno all’Olimpico per lui è da sogno: significa finale di Champions a Kiev con il Real Madrid.

DIFESA A QUATTRO - Di Francesco, come previsto, torna ad affidarsi alla difesa a 4 con Kolarov, Manolas, Fazio e Florenzi. In attacco c’è Schick nel tridente con Dzeko ed El Shaarawy. 4-3-3 anche per Klopp, con il tridente supersonico formato da Salah, Firmino e Mané. La Roma, spinta da un grande pubblico, parte bene e riesce subito a spaventare il Liverpool. Al 9’ però, il primo regalo è di Nainggolan, che sbaglia clamorosamente un passaggio facile in orizzontale a centrocampo e innesca il contropiede letale del Liverpool: Mané tutto solo non può sbagliare. Così con il minimo sforzo i Reds si trovano avanti. Proprio la situazione che bisognava evitare. La squadra di Klopp può gestire tranquillamente un vantaggio molto ampio, ma la Roma reagisce e al 15’ trova il pareggio con Milner che restituisce il favore ai giallorossi e fa autogol di testa. E’ sempre durissima, servono altri tre gol, ma la Roma ci crede ancora, e ci prova.

SECONDO REGALO - Il Liverpool si chiude e al 26’ torna avanti con un altro regalo dei giallorossi, dopo che Alisson aveva compiuto un miracolo su Mané. Sul calcio d’angolo Dzeko di testa la appoggia indietro a Wijnaldum, che si trova un assist inaspettato da spedire in rete. Il secondo gol del Liverpool è un colpo troppo grande da assorbire, anche se la Roma non va subito al tappeto. Al 35’ Milner sta per fare la doppietta nella sua porta: il tiro di Nainggolan, deviato da lui, si stampa sul palo. Il copione della partita purtroppo è quello che tutti si aspettavano. La Roma attacca e crea occasioni, dando la sensazione di poter segnare. Il problema è non prendere gol da una squadra che quando parte in contropiede è veramente devastante. E in uno di questi, Fazio è bravissimo a resistere e chiudere Salah nell’uno contro uno.

SUBITO DZEKO - La Roma torna in campo con la mentalità giusta, non vuole mollare. Dzeko dopo pochi minuti v via verso la porta e viene steso da Karius in area, ma il guardalinee aveva segnalato un fuorigioco che non c’era. Al 52’ il bosniaco ribatte a rete una respinta di Karius su tiro di El Shaarawy e firma il suo ottavo gol in questa Champions, portando la Roma sul 2-2 e infiammando l’Olimpico ancora una volta. Di Francesco si gioca subito il tutto per tutto inserendo Under al posto di Pellegrini e passando al 4-2-3-1. Al 63’ l’episodio che poteva riaccendere le speranze della Roma: su tiro di El Shaarawy, Alexander-Arnold la devia chiaramente con la mano davanti alla porta. Sarebbe stato rigore ed espulsione, ma l’arbitro lascia proseguire. Al 75’ Di Francesco getta nella mischia il giovane Antonucci al posto di El Shaarawy, che esce con i crampi. All’86 Nainggolan segna il 3-2 con un gran tiro dal limite che colpisce il palo primo di finire in rete, ma non esulta, forse perché ha capito che è troppo tardi. Proprio all’ultimo minuto di recupero ancora Nainggolan su rigore per fallo di mano porta la Roma sul 4-2: sembra quasi una beffa. Finisce così, con il Liverpool che va in finale e la Roma che esce tra gli applausi dei suoi tifosi e l’Olimpico che canta lo stesso "Grazie Roma" a squarciagola colorando lo stadio di giallorosso con sciarpe e bandiere. E’ stata comunque una serata da brividi.
Valerio Minutiello
CDS

martedì 1 maggio 2018
Champions League, Real Madrid-Bayern Monaco 2-2: merengues in finale
Benzema trascina la squadra di Zidane con una doppietta. Dopo la sconfitta dell'andata, ai tedeschi non bastano i gol di Kimmich e James Rodriguez



ROMA - Soffrendo, e molto, contro il Bayern Monaco, ma il Real Madrid conquista la terza finale consecutiva di Champions League, la quarta in cinque anni. Dopo aver vinto 2-1 all'Allianz Arena, la squadra di Zidane passa grazie al 2-2 del Bernabeu. I tedeschi ci hanno provato in tutti i modi, a tratti hanno dominato gli avversari. Alla fine forse l'unica recriminazione riguarda due rigori non concessi dall'arbitro Çakir.

E' stata a tutti gli effetti una finale anticipata: Kimmich l'ha sbloccata, poi si è scatenato Benzema con una doppietta (su un gol papera clamorosa del portiere Ulreich), James Rodriguez ha alimentato il sogno che però si è scontrato con un Real che ha recuperato solidità nel finale e stringendo i denti ha portato a casa risultato e qualificazione. Tutto questo in una serata in cui non ha brillato Cristiano Ronaldo, da stasera il giocatore di movimento con più presenze in Champions (152), superando Xavi.

BAYERN FURIOSO - Zidane preferisce Kovacic a Casemiro a centrocampo, Lucas Vazquez invece sostituisce l'infortunato Carvajal come terzino destro. In attacco Asensio e Benzema insieme con Cristiano Ronaldo. Nel Bayern dentro Tolisso, davanti Muller, James Rodriguez, Ribery e Lewandowski.  Tre minuti e il Bayern è già in vantaggio: a segno come all'andata Kimmich, che sfrutta un intervento sbagliato di Sergio Ramos su cross di Muller per battere Navas da pochi passi. Passano solo 11 minuti e il Real pareggia: cross di Marcelo, Alaba perde completamente Benzema che di testa non sbaglia. Il Bayern fa la partita. Al 34' James Rodriguez scheggia la traversa da pochi metri dopo un intervento di Navas su tiro di Lewandowski. Nel finale di tempo, Bayern furioso con Çakir: cross di Kimmich, Marcelo con il braccio staccato dal corpo colpisce di mano in area, l'arbitro lascia correre.

JAMES NON BASTA, REAL IN FINALE - In apertura di ripresa arriva subito il gol del Real Madrid. Retropassaggio rischioso di Tolisso, il portiere Ulreich arriva scoordinato sul pallone, scivola e buca l'intervento, arriva Benzema che senza problemi segna il 2-1. Il Bayern, anche se un po' frastornato, prova a reagire. Lewandowski viene atterrato in area da Sergio Ramos: l'arbitro decide ancora di non intervenire. Il Real ogni volta che attacca dà l'impressione di poter colpire. Ronaldo al 55' spreca davanti alla porta un assist perfetto di Marcelo sparando alto. La squadra di Zidane dietro balla e al 63' il Bayern fa 2-2. Lo segna l'ex James Rodriguez che di destro beffa Navas, colpevole di non aver coperto bene il suo palo. Zidane corre ai ripari: dentro Bale per Benzema e Casemiro per Kovacic. Heynckes risponde inserendo un attaccante, Wagner, per un centrocampista, Tolisso. Il Bayern attacca a testa bassa, ma il Real con un po' di difficoltà tiene e vola in finale.
CDS

giovedì 26 aprile 2018
Arsenal-Atletico Madrid 1-1, Marsiglia-Salisburgo 2-0: Simeone e Garcia vedono la finale
Vrsaljko e il Cholo si fanno espellere dopo 10', ma i Gunners non riescono a gestire il vantaggio di Lacazette e si fanno raggiungere nel finale da Griezmann. Thauvin e N'Jie consentono ai francesi di battere gli austriaci al Velodrome



L'Atletico di Simeone fa un bel passo avanti verso la finale. I colchoneros si complicano la vita ma poi ringraziano il masochismo dell'Arsenal di Wenger e un Oblak in serata di grazia. Spagnoli in 10 dopo 10' minuti: Vrsaljko, infatti, si becca un doppio giallo per due interventi con il piede a martello costringendo l'arbitro Turpin ad espellerlo, prima di allontanare anche un furioso Simeone dalla panchina. E' così quindi che l'Atletico è costretto a giocare per più di 80 minuti in inferiorità numerica e senza il proprio allenatore in panchina. Oblak, però, tiene a galla una squadra che si rinchiude e prova a ripartire. Il portiere sloveno è decisivo al 20' su Ozil, mentre dall'altro lato Ospina chiude sul sinistro ravvicinato di Griezmann (27').

Nella ripresa, però, l'Arsenal passa in vantaggio con un colpo di testa di Lacazette su cross dalla sinistra di Wilshere (61'). Quando però tutto sembra sotto controllo, ecco che il Piccolo Diavolo Griezmann punge i Gunners (82'). Il francesino va via a un imbarazzante Koscielny e calcia verso la porta, ma trova Ospina che gli sporca la conclusione. La palla, però, resta ancora nella sua disponibilità e allora calciare a porta vuota - con il disperato tentativo di recupero di Mustafi - diventa un gioco da ragazzi. L'1-1 scuote l'Arsenal che all'87' ha una nuova - ghiotta - occasione per riportarsi in vantaggio. Ramsey impatta bene di testa un cross dalla sinistra, ma il volo di Oblak è sensazionale. Per i Gunners è l'ultima opportunità: al ritorno la squadra di Wenger sarà costretta a vincere o a pareggiare con almeno due gol.

MARSIGLIA-SALISBURGO 2-0
Garcia fa un bel passo avanti per la finale di Lione. Il Marsiglia, allenato dall'ex romanista, batte 2-0 il Salisburgo al Velodrome. Thauvin sfrutta una pessima uscita alta di Valke e al 15' porta in vantaggio l'OM con un colpo di testa (e poi di mano)su punizione di Payet dalla destra. Il raddoppio dei francesi arriva al 63': a ispirare l'azione è sempre Payet, a concludere è il camerunese N'Jie, entrato da soli tre minuti, con un destro piazzato da circa 10 metri. Il Salisburgo, nel finale, si mangia le mani: Gulbrandsen colpisce il palo al 77' con un piatto destro su cross di Ulmer. Finisce 2-0: in Austria, l'OM potrà anche perdere di misura.
CDS

mercoledì 25 aprile 2018
Champions League, Bayern Monaco-Real Madrid 1-2: a segno Marcelo e Asensio
Tedeschi in vantaggio con Kimmich, poi la rimonta degli spagnoli che vedono la finale



ROMA - Il Real Madrid è vicinissimo a conquistare la terza finale di Champions consecutiva. Nell'andata della semifinale gli spagnoli vincono 2-1 all'Allianz Arena contro il Bayern Monaco.

I tedeschi non giocano male, anzi, ma la squadra di Zidane è cinica e può contare su una batteria di fenomeni che può risolvere la partita con un colpo in ogni momento. Come il gol inventato da Marcelo, che pareggia l'iniziale vantaggio di Kimmich. Poi pesa sulla partita l'incredibile errore dell'ex Genoa Rafinha che dà il via al contropiede in cui Asensio trova il raddoppio. Per ribaltare questo risultato, al Bayern servirà una grande prestazione al ritorno, ma al Bernabeu rischia di dover anche fare a meno di Robben e Boateng, usciti stasera per infortunio.
Il Real vince all'Allianz Arena: Bayern ko 2-1 Il Real vince all'Allianz Arena: Bayern ko 2-1

PARITA' - Heynckes sceglie una formazione offensiva: tutti in campo contemporaneamente Robben, Müller, James Rodriguez, Ribery e Lewandowski. Zidane lascia in panchina Benzema, Bale e Asensio e punta su Lucas Vazquez per affiancare davanti Isco e Cristiano Ronaldo. Nemmeno dieci minuti di gioco e Robben è costretto ad uscire per infortunio: al suo posto entra Thiago Alcantara. Dopo venti minuti di sostanziale equilibrio il Real comincia a dominare la partita chiudendo il Bayern nella propria metà campo. Al 28', però, con due passaggi in verticale i tedeschi mettono Kimmich in ottima posizione: tutti si aspettano il cross, l'esterno invece tira in porta e segna. Male il portiere Navas che, fuori posizione, prende gol sul suo palo. Dopo Robben, anche Boateng si fa male: Heynckes fa entrare Süle. Proprio quando il Bayern sembra finalmente aver preso campo, il Real pareggia. Il merito è tutto di Marcelo: il suo sinistro dal limite dell'area è forte e preciso.
Incredibile a Monaco: un tifoso vuole sfilare la maglia a Ribery Incredibile a Monaco: un tifoso vuole sfilare la maglia a Ribery

ASENSIO ENTRA E SEGNA - Isco rimane negli spogliatoi, Zidane lo sostituisce ad inizio ripresa con Asensio. Il Bayern ricomincia bene, ma subisce il raddoppio al 57'. Rafinha sbaglia un passaggio in orizzontale con il Bayern tutto proiettato in avanti, la palla arriva a Lucas Vazquez che pesca Asensio lanciato tutto solo verso la porta: il suo diagonale non lascia scampo a Ulreich. Si fa male Carvajal: Zidane, sorprendendo tutti, mette dentro un attaccante, Benzema. Il Bayern prova a trovare almeno il pareggio, ma il Real stringe i denti e riesce a difendere il risultato fino alla fine.
CDS

martedì 24 aprile 2018
Liverpool-Roma 5-2: Salah show, ora serve un'altra impresa
Doppiette dell'attaccante egiziano e di Firmino, gol di Mané. Poi l'orgoglio romanista con Dzeko e Perotti (su rigore)



LIVERPOOL - Poteva essere un’umiliazione e invece è stata solo una sconfitta pesante ma non definitiva. 34 anni dopo, il Liverpool è ancora amaro per la Roma. Ma il 5-2 di Anfield, soprattutto per come è arrivato, lascia ancora delle speranze per questa squadra in vista del ritorno. A pochi minuti dalla fine, infatti, la squadra di Di Francesco era sotto di cinque gol, schiantata dal calcio champagne di Klopp. Poi però, la svolta. Tra l'81' e l'85', infatti, la Roma infila due gol in rapida successione, prima con Dzeko e poi con Perotti su rigore, che lasciano ancora aperte le speranze di una finale di Champions comunque molto complicata.

SALAH SHOW - Ad Anfield i Reds hanno impartito ai giallorossi per 80 minuti una lezione di calcio. Troppo forti gli avversari, troppo superiore la squadra di Klopp rispetto ad una Roma scesa in campo troppo timida e letteralmente schiantata dal gioco isterico e spettacolare di Salah e e compagni fatto di verticalizzazioni, sovrapposizioni e pressing a tutto campo. Momo, dicevamo. L’ex Roma non ha avuto pietà dei suoi ex compagni regalando ai suoi tifosi l’ennesima prestazione aliena di questa stagione. Un’altra doppietta (43 gol in stagione) e due assist sulle marcature di Firmino (doppietta) e Mané che lo avvicinano al Pallone d'Oro. Uscito l’Egiptian King, però, tutto è cambiato. Negli ultimi dieci minuti il Liverpool è tornato ad essere una squadra ‘normale’ e la Roma è riuscita a trovare le due reti che riaprono un discorso che sembrava ormai archiviato.

LE SCELTE DI DI FRANCESCO - Roma con il 3-4-2-1 con Under preferito a Schick al fianco di Nainggolan in appoggio all'unica punta Dzeko. Nel Liverpool occhi puntati su Salah, l'ex più temuto (a ragione) dalla Roma con i suoi 41 reti in stagione. Dopo Messi, un altro fenomeno da tenere a bada. Di Francesco pero, proprio come fece per la Pulce argentina, evita la marcatura a uomo preferendo mettere molta densità in difesa per chiudere all'egiziano e ai suoi compagni d'attacco Mané e Firmino ogni spazio giocabile. La Roma parte forte e al 2’ ha subito un’occasione con Strootman pescato da Dzeko: il tiro dell’olandese è debole e non impensierisce Karius. La risposta dei Reds arriva subito con Salah che sulla destra va via Juan Jesus ma colpisce debolmente verso Alisson. Passano due minuti e ancora Salah protagonista con una verticalizzazione per Firmino con conclusione a lato di pochissimo. La Roma gioca molto bene in ripartenza dimostrando grande personalità, nonostante il clima incandescente di Anfield. Il Liverpool fa fatica a trovare spazi giocabili e al 16’ perde Oxlade-Chamberlain per un problema al ginocchio destro (probabile distorsione): al suo posto dentro Wijnaldum. Passano due minuti e la Roma colpisce l’ennesimo legno della sua stagione con Kolarov, il suo tiro dalla distanza trova impreparato Karius che viene salvato dalla traversa. La Roma gioca molto compatta e tiene il controllo del match ma al 29’ è il Liverpool ad avere in rapida sequenza due incredibili occasioni da gol con Mané. Prima un errore di Strootman e poi un’incertezza di Juan Jesus (in evidente affanno sulla corsia di sinistra) regalano all’attaccante senegalese due chance sprecate in modo clamoroso per difetto di mira. Il Liverpool prende coraggio e schiaccia la Roma nella propria area di rigore, sorvegliata alla perfezione da un Fazio sempre lucido e puntuale nelle chiusure. Al 33’ il Liverpool riesce a segnare con Mané, imbeccato alla perfezione da Milner ma il guardalinee alza la bandierina per un fuorigioco netto. Il sospiro di sollievo in casa Roma dura poco, il tempo per Salah di andarsene via per l’ennesima volta a Juan Jesus e di trovare un tiro a giro sotto l’incrocio imprendibile per Alisson. L’egiziano non esulta in segno di rispetto nei confronti del suo vecchio club ma il suo 42° gol stagione è ugualmente determinante. La Roma è in bambola e subisce troppo i ritmi forsennati del Liverpool che con Lovren colpisce la traversa al 38’. Il 4-3-3 di Klopp è uno spettacolo e le occasioni da gol per i padroni di casa si susseguono senza sosta. Alisson è bravo a rispondere prima a Firmino e poi ancora allo scatenato Mané, incapace di sfruttare un’incertezza difensiva di Manolas. Ancora il greco è protagonista in negativo in occasione del raddoppio di Salah, scappato sul filo del fuorigioco e bravissimo a superare con un morbido pallonetto Alisson in uscita disperata. Lo score stagionale dell’egiziano migliora ancora: 43 centri in stagione. Un extraterrestre. Al fischio dell’arbitro Brych Anfield esplode di gioia. I Reds sono avanti di due reti all’intervallo. Niente da dire.

SALAH DA PALLONE D'ORO - Nella ripresa Di Francesco prova a dare la scossa inserendo Schick al posto dell’evanescente Under. I problemi però restano. Quando la Roma costruisce gioco lo fa troppo lentamente e fa una fatica assurda per arrivare sulla trequarti avversari. Viceversa il Liverpool è impressionante nella velocità di manovra e nella facilità con la quale arriva dalle parti di Alisson. Proprio in una delle tante rapidissime ripartenze arriva il tris inglese. Salah – tanto per cambiare – se ne va sulla destra in posizione dubbia di fuorigioco e serve a Mané un cioccolatino da spingere solo in fondo al sacco. Tutto troppo facile per un Liverpool che al 56’ è già avanti di tre gol praticamente senza soffrire e con grande merito. La Roma non riesce a rispondere, imbambolata nelle gambe e schiantata dalla folle velocità degli uomini di Klopp che inducono all’errore a più riprese i giallorossi. Basta un attimo di disattenzione per ritrovarsi con un avversario in zona gol. Alisson in due circostanze ci mette i pugni, prima su Firmino e poi su Milner. Il Liverpool visto a Anfield sembra davvero essere un’altra categoria sopra questa Roma fin troppo arrendevole. Il poker viene servito al 61’ con lo stesso, medesimo copione: sulla destra l’imprendibile Salah se ne va ancora a Jesus, il suo rasoterra al centro è perfetto per Firmino che entra nel registro dei marcatori. Il compito della Roma dopo un’ora di gioco è quello di evitare la disfatta. Il problema è che il Liverpool non si ferma e con le sue solite triangolazioni, verticalizzazioni e sovrapposizioni manda al manicomio gli avversari, forte anche della spinta dei 55mila di Anfield. I Reds semplicemente vanno al triplo della velocità della Roma. Di Francesco prova ad inserire in campo Gonalons e Perotti ma lo spartito non cambia e lo suona solo il Liverpool. Al 69’ giunge la manita inglese con Firmino, bravo a deviare in gol di testa un pallone calciato da un angolo. Il discorso sembra ormai chiuso. Poi, però, Klopp decide di togliere Salah al 78’ e la sua decisione si trasforma presto in un errore madornale. Senza l’egiziano il Liverpool perde la sua imprevedibilità e permette alla Roma di rialzare la testa prima con Dzeko, bravo a ribadire in gol un assist di Nainggolan, e poi con Perotti che su rigore (tocco di mano di Milner) riaccende la speranza giallorossa. La strada per la finale è impervia ma tutto può ancora succedere. Il Barcellona di Messi ne sa qualcosa.
Simone Zizzari
CDS

giovedì 12 aprile 2018
Europa League, Salisburgo-Lazio 4-1: Immobile illude, poi il crollo e l'eliminazione
Forti del 4-2 ottenuto all'andata e in vantaggio con un gol del bomber, i biancocelesti crollano nel finale incassando tre gol in quattro minuti: in semifinale vanno gli austriaci



SALISBURGO (Austria) - Harakiri Lazio. Non sono bastati il 4-2 dell'Olimpico e il vantaggio siglato da Ciro Immobile alla squadra di Simone Inzaghi per piegare un Salisburgo capace di reagire ferocemente allo svantaggio e di segnare tre gol in quattro minuti. Un crollo inspiegabile quello di Lulic e compagni, che hanno forse "spento" la luce dopo il gol del loro bomber nel cuore della ripresa e quando sembravano in pieno controllo della partita.

LE SCELTE - Simone Inzaghi non si fa condizionare dalla lunga lista di diffidati (sette) resiste alla tentazione di pensare già al derby contro la Roma di domenica e schiera la formazione migliore: nell’ormai collaudato 3-5-1-1 Milinkovic-Savic è titolare in mediana mentre Luis Alberto vince il ballottaggio con Felipe Anderson per giocare a ridosso di Immobile. Sull’altro fronte invece, nel 4-3-1-2 scelto da Rose, il trequartista tedesco Yabo viene preferito al giovane austriaco giovane austriaco Wolf per sostituire lo squalificato centrocampista maliano Samassekou e in avanti torna il sudcoreano Hwang con il norvegese Gulbrandsen inizialmente in panchina.

PRIMO TEMPO DI STUDIO - Ritmi alti ed intensità fin dall'avvio, la Lazio mostra un buon approccio alla partita ma rischia al 5': imbucata di Schlager per Hwang che anticipa Basta ma si vede chiudere lo specchio da un grande intervento di Strakosha. Lo spavento aumenta ulteriormente la concentrazione dei biancocelesti, che da lì in poi controllano senza troppi affanni la prima frazione di gioco guidati in campo dall'onnipresente Lucas Leiva e da un ispiratissimo Luis Alberto. E nel finale provano a chiudere i giochi con un po' di anticipo ma Immobile prima cicca la volée mancina su una palla scodellata in area con il contagiri da Milinkovic-Savic (40') e poi - messo davanti a Walke da un geniale colpo dio tacco di Luis Alberto - vede il portiere tedesco respingere con il piede il suo rasoterra incrociato. L'ultimo brivido lo corre però Strakosha, ma sul velenoso tiro-cross di Berisha non c'è alcun calciatore pronto a intervenire.

BOTTA E RISPOSTA - Si va all'intervallo con la gara bloccata sullo 0-0 e dagli spogliatoi rientrano gli stessi ventidue. Stavolta la prima chance è per la Lazio, ma sul lancio di Luiz Felipe spreca ancora Immobile che a tu per tu con Walke tenta un improbabile pallonetto. Errori insoliti per il centravanti della Nazionale che si fa perdonare però al 55': passaggio millimetrico di Luis Alberto e stavolta Ciro la piazza sotto al sette portando avanti la Lazio e raggiungendo a quota 8 gol Aduriz dell'Athletic Bilbao in cima alla classifica dei cannonieri dell'Europa League. Nemmeno il tempo di festeggiare e un minuto dopo il Salisburgo pareggia con Dabbur, che supera dal limite Strakosha complice una deviazione di Luis Felipe. La partita si infiamma e al 58' Immobile raddoppia sull'ennesimo assist di Luis Alberto ma la rete viene annullata per un dubbio fuorigioco ravvisato dall'arbitro che poco dopo (60') grazia Ulmer, solamente ammonito per un'entrataccia su Lulic lanciato in contropiede.

IL "BLACK-OUT" - Al 60' la prima mossa di Inzaghi: fuori Basta e dentro Lukaku con Lulic che trasloca a destra ed è ancora il capitano a provarci dal limite, murato però in corner dai difensori austriaci. Il Salisburgo capisce che di tempo non ce n'è più molto e alza la pressione, costringendo all'ammonizione Leiva (64') e a un giallo molto più pesante Luis Felipe che era diffidato. È il momento migliore degli austriaci e al 67', sulla gran botta dalla distanza di  Schlager è il palo a salvare Strakosha. Inzaghi inizia a preoccuparsi e getta nella mischia Felipe Anderson al posto di uno spento Milinkovic-Savic (70') ma sono ancora i padroni di casa a provarci con Hwang che di testa non inquadra però la porta. I biancocelesti dal canto loro hanno ora ampi spazi per ripartire e li sfrutta bene Felipe Anderson, che al 72' va via in contropiede ma snobba Immobile per servire Luis Alberto che calcia addosso al portiere. Un errore grave, perché sul ribaltamento di fronte la palla arriva ad Haidara che da 30 metri beffa Strakosha (73'). La Lazio ha ancora un gol di vantaggio da gestire ma accusa il colpo e si scioglie come neve al sole: al 74' indecisione della difesa e Hwang fa 3-2 (aiutato da una deviazione di Radu che beffa Strakosha) e al 76' incassa anche il quarto gol da Lainer che brucia tutti in area su azione da corner.

ADDIO COPPA - Con questo risultato sono adesso gli austriaci a passare e i biancocelesti devono rincorrere per cercare una rete che li porti ai supplementari: Inzaghi manda allora in campo anche Nani al posto di Leiva per passare a un 4-2-4 d'assalto a cui Rose risponde inserendo Gulbrandsen e Minamino per Hwang e Yabo. La Lazio sembra però stanca e nervosa (Milinkovic-Savic, diffidato, si fa ammonire dalla panchina) e non riesce più nemmeno a impensierire un Salisburgo che vola ora sulle ali dell'entusiasmo e non disdegna qualche perdita di tempo: giallo per Minamino e il portiere Walke. Mezzi giustificati per un fine prestigioso come la semifinale di Europa League, che la Lazio getta sciaguratamente via per consegnare al Salisburgo che vince 4-1 e alla fine fa festa nel suo stadio. Una batosta tremenda invece per i capitolini, che ora dovranno cercare di ritrovare immediatamente forze ed energie mentali in vista del delicatissimo derby di campionato in programma domenica con la Roma.
Giuliano De Matteis
CDS

mercoledì 11 aprile 2018
Champions League, Real Madrid-Juventus 1-3: Ronaldo ferma la storia
Doppietta di Mandzukic nel primo tempo, tris di Matuidi nella ripresa, Allegri si vede negare l'impresa in pieno recupero dal rigore trasformato da CR7



ROMA - Un finale incredibile, il più amaro possibile per la Juventus che sfiora l'impresa mai ottenuta da nessuna squadra in Europa nel tempio del Real, uno stadio che ha visto spesso la storia del calcio. Avanti 3-0 fino al 93' al Bernabeu, i bianconeri cadono solo sul rigore concesso ai campioni in carica nel recupero, con Buffon che perde le staffe e si fa espellere in quella che è la sua ultima uscita in Champions della carriera. Matador della Juve, neanche a dirlo, Cristiano Ronaldo.

SBLOCCA MANDZUKIC. CHANCE HIGUAIN E BALE, 1-1 ISCO IN OFFSIDE - Si parte con Mandzukic preferito a Cuadrado, dall'altra parte Zidane tiene fuori Benzema e lancia Bale dal 1' col baby Vallejo in difesa (capitano dell'U21 spagnola) a fare coppia con Varane. Passano ottanta secondi, Douglas Costa salta alla Holly e Benji Casemiro, scarico per Khedira e cross liftato perfetto per Mandzukic che di testa va a segno, facendo sognare da subito i tifosi bianconeri. La Juve ci crede e spaventa il Bernabeu: Higuain al 7' mette in difficoltà i centrali del Real, permettendo a Douglas Costa di partire in velocità e crossare, Navas riesce a chiudere lo specchio al Pipita. Risponde il Real: Buffon salva su Bale, poi il tacco del gallese finisce sull'esterno. Ancora Real in transizione: Chiellini è superlativo in scivolata a togliere il pallone del pari sempre a Bale, poi Ronaldo impegna Buffon e Isco insacca, ma in offside millimetrico. Ancora Mandzukic sugli sviluppi di un angolo, deviazione debole e palla tra le braccia di Navas. E' passato solo un quarto d'ora, tanto quanto dura il match di De Sciglio, infortunato: dentro Lichtsteiner.

BUFFON SALVA SU ISCO. ANCORA MANDZUKIC! TRAVERSA ISCO! - Carvajal entra duro su Mandzukic, primo giallo del match. Khedira ci prova al volo - potente ma fuori bersaglio - poi Mandzukic restituisce il calcione a Carvajal rimediando l'ammonizione. Punizione messa in area che arriva a Marcelo, sinistro alto. E' passata mezz'ora, Isco inizia a prendersi la scena: conclusione fuori, poi è Buffon a fare il miracolo sul suo inserimento (in leggero fuorigioco non segnalato). Anche Lichtsteiner finisce sul taccuino di Oliver, mentre i minuti passano: è il 37', la Juve ritrova la manovra e ritrova ancora Mandzukic: stavolta il cross è svizzero ma il colpo di testa è lo stesso, vincente, di inizio gara, Navas battuto e raddoppio bianconero. Doppietta per il croato a Madrid, come riuscì a Del Piero. Ronaldo chiede ai suoi solo un pallone e all'arbitro un rigore inesistente, poi nel recupero il grande spavento della Juve prende il volto di Varane: sovrastato Khedira, frustata di testa, Buffon battuto, traversa.

DENTRO VAZQUEZ E ASENSIO, MA SEGNA MATUIDI! - Doppio cambio per Zidane che scuote i suoi: fuori Casemiro e Bale, dentro Asensio e Lucas Vazquez. Primo sussulto Juve, Douglas Costa libera il sinistro ma non trova lo specchio: Allegri si infuria, chiede lucidità a ridosso dell'area. Varane anticipa Mandzukic a caccia della tripletta mentre Higuain sbaglia quei pochi palloni che gioca. Il Real accelera: Benatia chiude CR7 in area che chiede aiuto a tutto lo stadio, Chiellini spazza un pallone velenoso, Buffon ne devia un altro in tuffo. Al 13' a Ronaldo arriva il pallone che chiedeva da un'ora, destro secco e Buffon bravo a bloccare in due tempi a terra. Gli risponde Higuain, alla prima conclusione vera della partita, Navas respinge ma due minuti dopo si fa cogliere di sorpresa sul tiro cross di Douglas Costa: il costaricano non blocca la sfera, arriva come un falco Matuidi che gliela ruba e deposita nella porta vuota l'incredibile 3-0, con mezz'ora ancora da giocare.

RIGORE SU VAZQUEZ, ESPULSO BUFFON - Gialli brasiliani: prima Alex Sandro, poi Douglas Costa. Nel mentre Asensio ci prova dal limite su punizione, sinistro lontano dal palo di Buffon. Ronaldo da fuori, palla deviata, Kovacic per Modric ultima mossa di Zizou. Vallejo chiude su Khedira in piena area, poi è assedio Real: Buffon ancora prodigioso sul destro deviato di Isco destinato all'angolino, Varane sugli sviluppi si gira e sfiora l'incrocio, poi Chiellini di testa sfiora l'autorete. Si entra negli ultimi dieci minuti con il giallo a Marcelo, Allegri fa scaldare Sturaro mentre Ronaldo di testa in area piccola si divora il gol della qualificazione. Tre minuti di recupero, anche Benatia spende l'ammonizione per arrivare ai supplementari che però non arriveranno mai: Benatia interviene da dietro su Vazquez, Oliver fischia il rigore, Buffon infuriato si prende il rosso mentre Allegri va da Ramos che è praticamente in campo, nonostante non possa essere sul terreno di gara. Entra Szczesny, Ronaldo non perdona: 1-3 all'ottavo minuto di recupero, Real in semifinale con Ronaldo che aizza i tifosi e fa infuriare i bianconeri.
Vladimiro Cotugno
CDS

Bayern-Siviglia 0-0, Heynckes domina senza segnare: Montella fuori
Dopo il 2-1 al Sanchez Pizjuan, i bavaresi controllano facilmente il ritorno e conquistano la semifinale



MONACO DI BAVIERA - Non è stata una pura formalità, ma il Bayern, forte del 2-1 in trasferta, ha condotto senza grandi patemi il ritorno con il Siviglia centrando per la sesta volta la semifinale nelle ultime 7 stagioni. Gli andalusi ci hanno provato, manifestando a tratti un discreto ordine, ma in campo la differenza di qualità si è vista in maniera ancora più netta rispetto alla sfida della scorsa settimana.

BAYERN SUBITO AVANTI - Per ribaltare il risultato del Sanchez Pizjuan, Montella si affida a Banega che aveva saltato l'andata per squalifica. Rispetto alle indicazioni della vigilia invece il Bayern, privo dell'infortunato Vidal, schiera James Rodriguez al posto di Thiago Alcantara. Proprio l'ex Real Madrid al 3' autografa il primo spauracchio pennellando una punizione dai 25 metri che tramonta di poco sopra la traversa. L'approccio feroce dei tedeschi viene confermato al 5' da Robben che ha grande libertà nel tentare il sinistro a giro, ma non trova il bersaglio. Il tris di occasioni nei primi 400 secondi viene completato da Lewandowski che di testa inaugura i guantoni di Soria. Il primo segnale di vita sul pianeta Siviglia spunta all'11' quando Sanabria spreca da ottima posizione mettendo fuori con il sinistro.

FLEBILE REAZIONE - Dopo lo spavento iniziale il Siviglia cresce nella fase centrale del primo tempo e al 26' Escudero ha la possibilità di colpire in scivolata sbucando alle spalle di Kimmich ma la conclusione termina a lato. Al festival dei tiri a giro fuori di poco si iscrive anche al 33' Hummels che dimostra le difficoltà degli ospiti che poco dopo tremano anche sul tiro di Ribery, parato con un riflesso da Soria. Il dominio nel computo delle occasioni viene confermato dalla rasoiata da destra di Muller che al 40' semina il panico nell'area piccola del Siviglia: il destinatario è Ribery, ma Navas ci mette una pezza. Il tramonto della prima frazione è caratterizzato dall'intervento provvidenziale di Rafinha che disinnesca una volata di Sanabria al termine di un'azione generata da un'amnesia clamorosa di Martinez.

RIPRESA SENZA EMOZIONI - La ripresa si apre con una splendida azione corale del Bayern che sfocia con un colpo di testa di Lewandowski sull'esterno della rete. Passano pochi secondi e ci prova anche James che sbatte contro un Soria sempre attento. Il Siviglia fatica ad alzare il baricentro perché il pressing sistematico dei bavaresi inquina la manovra degli avversari sin dall'origine. Montella gioca le carte Muriel e Sandro, il Bayern risponde con Thiago Alcantara ma i cambi non mutano il canovaccio di un match che negli ultimi minuti azzera totalmente il volume delle emozioni.

L'ESPULSIONE - L'unico sussulto è un rigurgito di nervosismo che porta Correa a prendere il rosso nel recupero per un brutto intervento su Martinez. Montella saluta la Champions League a testa alta e ora si rituffa nella Liga dove deve guadagnare un posto in Europa. Il Bayern colleziona la seconda gara senza gol della gestione Heynckes (la prima il 24 febbraio contro l'Hertha) ma è un silenzio offensivo da accogliere con il sorriso. I numeri testimoniano una gara a senso unico: 17-8 il computo delle occasioni, 6-0 quello dei tiri nello specchio. I bavaresi hanno dato un'altra prova di grande solidità e l'impressione è che adesso siano favoriti per la vittoria finale alla pari del Real Madrid.
CDS

martedì 10 aprile 2018
Roma-Barcellona 3-0: Dzeko, De Rossi e Manolas! E' semifinale di Champions League
La squadra di Di Francesco realizza la clamorosa remuntada battendo 3-0 in casa il Barcellona di Messi e regalandosi la semifinale di Champions League



ROMA - La Roma è già nella leggenda. Al termine di una partita incredibile, unica, speciale, Dzeko e compagni regalano al proprio popolo una vittoria pazzesca. Un 3-0 che umilia il Barcellona di Messi e porta la squadra in semifinale di Champions League. Un trionfo davanti ad un Olimpico pieno all'inverosimile, uno stadio che pulsava amore e che ha vissuto una partita straordinaria, impensabile alla vigilia. Merito di tutti e soprattutto di Di Francesco che ha cambiato pelle alla sua squadra entrando in campo con un 3-5-2 che ha spiazzato un Barcellona mai pericoloso, per nulla agevolato da un Messi ridotto ad un fantasma dai perfetti movimenti della retroguardia romanista. Lì in mezzo al campo è stato De Rossi a dettare legge, mettendo in mostra una prestazione da capitano vero, sempre nel vivo del gioco, sempre pronto ad arginare e a fare diga contro tutto e tutti e autore del gol sul rigore che ha riacceso le speranze del pubblico. In avanti, infine, menzione d'onore per Dzeko, in una serata stellare e autentico trascinatore della squadra con l'ennesimo gol rifilato al Barça. Il gol qualificazione, poi, porta la firma di Manolas a dieci minuti dal termine. Proprio come nelle favole più belle. De Rossi e Manolas, protagonisti in negativo al Camp Nou con le due autoreti che avevano segnato l'andata, eroi nella notte indimenticabile dell'Olimpico con due gol che portano la Roma fra le quattro migliori d'Europa.

PRIMO TEMPO, CHE ROMA! - Il primo tempo è un monologo della Roma. Impressionante il modo in cui i giallorossi riescono a schiacciare il Barcellona nella propria metà campo. Le retroguardia ospite è in perenne affanno e sballa a più riprese con Umtiti al centro e Semedo sulla destra in evidente stato confusionario. E' sulle fasce che si sviluppa principalmente il gioco capitolino: Florenzi sulla destra e Kolarov sulla sinistra spingono costantemente e costringono Sergi Roberto e Iniesta ad un lavoro di copertura. In avanti Dzeko va che è una meraviglia, tenendo in apprensione i due centrali Piqué e Umtiti. La mossa di Di Francesco con un 3-5-2 molto offensivo risulta vincente. Nel primo tempo il Barcellona si vede dalle parti di Alisson solo su due calci da fermo sballati di Messi e su un'incursione di Sergi Roberto senza troppe pretese. Il resto è solo Roma. E proprio i giallorossi riescono a sbloccare il risultato in apertura. Siamo al 6' quando un lancio di De Rossi trova Dzeko in area blaugrana: l'attaccante è bravo ad anticipare Umtiti e l'uscita di Ter Stegen e ad infilare il gol che accende i 70 mila dell'Olimpico. Per il bosniaco è il terzo gol nelle ultime tre sfide contro i catalani. Schick, più vivace del solito, si divora una grande occasione di testa al 37', colpendo a lato su un cross perfetto di Fazio. Ter Stegen viene chiamato agli straordinari per due volte da Dzeko, letteralmente inarrestabile. Il primo tempo si chiude con la Roma a recriminare per un vantaggio troppo striminzito per quanto costruito e un irriconoscibile Barça meritatamente sotto nel punteggio (non accadeva in Champions dall'aprile del 2017 contro la Juventus).

DE ROSSI E MANOLAS SHOW - La ripresa della Roma è furia allo stato puro con il Barcellona, se possibile, ancora più sotto pressione. Dzeko continua la sua monumentale prestazione e al 57' sfrutta nel miglior modo possibile la verticalizzazione di Nainggolan scattando verso Ter Stegen. Sul bosniaco interviene Piqué che lo stende nettamente in area blaugrana. E' rigore. Sul dischetto va De Rossi che insacca sotto la curva Sud. Il 2-0 adesso riapre qualsiasi discorso. Il miracolo non sembra più così irrealizzabile. Il doppio svantaggio sveglia il Barcellona che prova ad alzare il baricentro dopo un'ora di sofferenza e barricate. Nainggolan e De Rossi spaventano Ter Stegen in due occasioni. Di Francesco si gioca la carta Ünder al posto di Schick negli ultimi venti minuti. Al 74' si sveglia Messi che trova il primo spunto della partita ma calcia troppo centralmente per spaventare Alisson. Nell'azione seguente è Ünder a cercare un tiro a giro fuori misura. Di Francesco cambia modulo e tenta il tutto per tutto passando al 3-4-3 con El Shaarawy in campo al posto di Nainggolan. Al 79' Florenzi crossa in area un pallone sul secondo palo sul quale si avventa El Shaarawy che anticipa Semedo ma trova l'opposizione miracolosa di Ter Stegen che salva la qualificazione blaugrana. All'83' arriva il gol del miracolo e lo realizza di testa Manolas deviando di testa un pallone calciato da Ünder. E' il 3-0 che consegna questa partita alla storia del calcio. Gli ultimi minuti sono interminabili per De Rossi e compagni. Dembelé e Messi mettono i brividi in due occasioni ma il gol non arriva e non arriverà più. La Roma annichilisce il Barcellona e accede alle semifinali di Champions League, una qualificazione da brividi in una serata che il popolo giallorosso non dimenticherà mai più.
Simone Zizzari
CDS

Champions League, Manchester City-Liverpool 1-2: Guardiola scippato ed espulso
Rimonta stroncata dall'arbitro Lahoz: Citizens in vantaggio dopo 2', poi l'arbitro spagnolo annulla incredibilmente il raddoppio di Sané. Nella ripresa la ribaltano Salah e Firmino. Reds in semifinale



MANCHESTER (Inghilterra) - La "comeback" non riesce. Niente rimonta per il Manchester City di Guardiola, che dopo il 3-0 di Anfield perde anche all'Etihad, 2-1, contro il Liverpool di Klopp. Serata cominciata bene per Pep, in vantaggio dopo 2' con Gabriel Jesus, ma proseguita in un vero e proprio incubo firmato Lahoz, l'arbitro spagnolo che annulla incredibilmente il 2-0 di Sané a fine primo tempo e che poi lo allontana per proteste. Nella ripresa, poi, arrivano il pari di Salah e il gol partita di Firmino, con Guardiola a guardare la partita dagli spalti. In semifinale di Champions, alla fine, ci vanno i Reds.

SUBITO CITY - Passano 1 minuto e 57 secondi e il City è in vantaggio. Van Dijk - pressato forse in modo falloso da Sterling - sbaglia un appoggio a centrocampo e manda in contropiede i padroni di casa, con l'esterno inglese subito servito in profondità da Fernandinho. A centro area, poi, Gabriel Jesus sfrutta al massimo l'assist del compagno di squadra e batte Karius. L'assedio del City è senza sosta e il Liverpool non riesce quasi mai a ripartire. Karius smanaccia un tiro-cross di Sané, ma poi non è chiamato a grandi interventi anche perché al 41' la conclusione a giro di Bernardo Silva sbatte in pieno sul palo alla destra del portiere dei Reds.

GOL ANNULLATO INGIUSTAMENTE - Il City raddoppia un minuto dopo grazie a uno svarione di Karius che respinge su sul compagno di squadra Milner che involontariamente serve Sané. L'attaccante tedesco non è in fuorigioco, la sfiora anticipato l'intervento disperato di Lovren, ma l'arbitro Lahoz annulla per un inesistente fuorigioco che fa infuriare Guardiola, poi allontanato e costretto a seguire il secondo tempo in tribuna. Nel finale il Liverpool avrebbe anche l'occasione di pareggiare, ma Oxlade-Chamberlain - dopo una splendida triangolazione con Salah - spreca a porta vuota da posizione defilata dopo aver saltato Ederson.

SALAH, DOCCIA GELATA - Nella ripresa l'ipotesi di rimonta del City viene stroncata quasi sul nascere, perché al 56' arriva il gol che taglia le gambe. Il tutto nasce da un'incursione centrale di Sané, che sbatte su Ederson in uscita bassa. La palla, poi, arriva sui piedi di Salah che con un pallonetto fa 1-1. Il City cade in depressione e non crea più seri pericoli alla porta di Karius. Il Entrano anche Aguero e Gundogan, ma a poco serve. Al 77' arriva anche il 2-1 ad opera di Firmino, che ruba palla a un ingenuo Walker e si invola verso la porta e batte Ederson. Cala il sipario sull'Etihad. In semifinale, a sorpresa, ci va il Liverpool di Klopp.
CDS

giovedì 5 aprile 2018
Europa League, Lazio-Salisburgo 4-2: Lulic, Parolo, Anderson e Immobile firmano il poker
La squadra di Simone Inzaghi più forte della sfortuna e degli errori arbitrali: reagisce a un rigore regalato agli austriaci e fa un passo importante verso la semifinale



ROMA - C'è un'Italia che vince in Europa e lo fa grazie alla Lazio. Dopo le sconfitte di Juventus e Roma in Champions League contro i fenomeni di Real Madrid e Barcellona va meglio infatti alla squadra di Simone Inzaghi, che nella competizione minore si dimostra più forte della sfortuna e degli (ennesimi) errori arbitrali superando per 4-2 il Salisburgo all'Olimpico nell'andata dei quarti di finale di Europa League. Il tecnico laziale non abbandona il 3-5-1-1 e schiera praticamente tutti i "titolarissimi" con Basta esterno a destra al posto di Marusic (non al meglio e rimasto fuori dalla lista dei convocati come Lukaku), mentre Luis Alberto vince il ballottaggio con Felipe Anderson alle spalle di Immobile. Davanti a Strakosha sono Luiz Felipe, de Vrij e Radu a comporre la diga mentre a sinistra c'è Lulic e Parolo e Milinkovic-Savic sono le due mezzali ai lati del metronomoLucas Leiva. Sull'altro fronte Marco Rose schiera i suoi con un 4-4-2 in cui Dabbur e Gulbransen formano il tandem d'attacco.

IL PRIMO TEMPO - Nei primi minuti il pressing austriaco è furioso ma la Lazio - non meno aggressiva - è brava a leggere immediatamente la partita e a schiacciare subito gli avversari nella propria metà campo. E all’8’ passa: Basta affonda sulla destra, sul suo cross rasoterra e teso manca il pallone Immobile ma non Lulic, che con il destro insacca e fa esplodere di gioia i 42mila tifosi laziali. Sbloccato il risultato, i biancocelesti sembrano in controllo ma al 28’ arriva l’ennesima decisione arbitrale sfortunata di questa stagione: su un cross innocuo dalla destra Basta e Dabbur si ostacolano a vicenda e l'attaccante israeliano cade a terra, l'azione prosegue per una trentina di secondi ma quando il pallone è ormai a metà campo il rumeno Hategan - su segnalazione dell'arbitro di porta - torna sui suoi passi e concede il rigore al Salisburgo, ammomendo prima Basta e poi Lulic per proteste. Sul dischetto si presenta Berisha - ononimo dell'ex portiere laziale - che spiazza Strakosha e fa 1-1. Gli animi in campo si surriscaldano e il direttore di gara ora fatica a tenere sotto controllo la partita, ma non si fa condizionare dalle proteste dei biancocelesti quando prima de Vrij viene trattenuto vistosamente in area su azione da corner e poi Immobile viene messo giù sempre sugli sviluppi di un angolo da Ulmer.
Lazio furiosa per il rigore dato al Salisburgo Lazio furiosa per il rigore dato al Salisburgo
L'Olimpico ora è una bolgia e la Lazio reagisce con orgoglio e carattere, ma Milnkovic-Savic prima ostacola Immobile messo praticamente davanti al portiere da Leiva (37') e poi spreca malamente un assist di Lulic spedendo la palla clamorosamente a lato di testa a due metri dalla porta avversaria (44'). L'ultimo brivido del primo tempo quando Luis Alberto va via in slalom e cade in area dopo un contatto con Ramalho, ma per l'arbitro non c'è fallo neanche qui e - dopo aver ammonito anche Parolo per proteste - manda tutti al riposo con Inzaghi costretto a spingere letteralmente via i suoi e a prendersi personalmente la briga di manifestare ad Hategan e ai suoi assistenti  il proprio disappunto tra i fischi dell'Olimpico.

LA RIPRESA - Sbollita la rabbia la Lazio torna in campo con gli stessi undici e anche nel Salisburgo non ci sono cambi. I biancocelesti ripartono forte e come nel primo tempo passano presto (50'), stavolta con un'azione capolavoro: tocco intelligente di Milinkovic per Lulic che allarga su Luis Alberto, cross basso a premiare l'inserimento dell'inesauribile Parolo che si veste da Crespo e raddoppia con un magnifico colpo di tacco. Il 2-1 galvanizza i capitolini e tre minuti dopo è ancora lo scatenato Lulic a disegnare un corridoio per Immobile, fermato però per un fuorigioco inesistente quando era ormai lanciato verso il portiere. Il Salisburgo ora sembra sulle gambe ma tenta il break con un velleitario rasoterra di Ulmer bloccato in due tempi da Strakosha al 56', così come fa tre minuti dopo il suo collega Walke poco più tardi su Luis Alberto. Lo spagnolo, autore di una buona prova, lascia il posto a Felipe Anderson al 66' quando entra anche Patric al posto di Basta mentre Rose risponde a Inzaghi richiamando in panchina Gulbrandsen per gettare nella mischia Minamino. Le mosse dei due tecnici hanno effetti immediati: prima è il giapponese a sorprendere la difesa laziale e a pareggiare avventandosi su una palla vagante in area (71'), poi è il brasiliano a riportare la Lazio avanti dopo una strepitosa accelerazione con cui fa fuori tre avversari prima di spedire il pallone in porta con il destro (74'). Al festival del gol a questo punto manca Immobile e ci pensa allora Leiva, dopo l'ennesimo pallone strappato agli avversari, a regalare al bomber il pallone giusto al 74': 4-2 e abbraccio da brividi con Inzaghi. Gli austriaci accusano il colpo e a farne le spese sono i diffidati Schlager e Samassekou - che si beccano due gialli "pesanti" e salteranno la sfida di ritorno - mentre Immobile sfiora la doppietta di testa su cross di Parolo prima di lasciare il posto a Caicedo (85'), a sua volta fermato da Walke che risponde involontariamente con la testa all'incornata dell'ecuadoriano. Nel finale sfiora il gol persino Patric che manca di un soffio il 5-2 ma non rovina la festa dell'Olimpico: la Lazio fa un bel regalo a Simone Inzaghi che proprio oggi compie 42 anni e vede ora la semifinale più vicina.
Giuliano De Matteis
CDS

Europa League: poker Arsenal, 2-0 Atletico Madrid. Garcia ko
Wenger e Simeone vedono le semifinali: battuti il Cska 4-1 (doppiette di Ramsey e Lacazette) e lo Sporting. Il Lipsia vince di misura contro il Marsiglia



ROMA – Arsenal e Atletico Madrid vedono già le semifinali di Europa League. I Gunners calano il poker al CSKA Mosca e ringraziano Ramsey e Lacazette, entrambi autori di una doppietta. D’autore il secondo gol del centrocampista gallese: un pallonetto, quasi di tacco, che beffa Akinfeev. I Colchoneros fanno tesoro dei ripetuti errori difensivi dello Sporting e passano con le reti di Koke (dopo 23”) e Griezmann. Il Lipsia fa festa di misura (Werner) contro il Marsiglia di Garcia: giovedì prossimo al Velodrome ci sarà una gara tutta da vivere.

ATLETICO MADRID-SPORTING 2-0: Il ciclone Koke si abbatte sullo Sporting già dopo 23 secondi: il disastro difensivo di Coates permette a Diego Costa di servire il centrocampista che fredda Patricio con il piattone. Oblak compie un miracolo su Gelson Martins e l’Atletico raddoppia sul finire del primo tempo grazie a Griezmann (40’) che approfitta di un altro errore difensivo, stavolta di Mathieu. Diego Costa si divora una clamorosa occasione da gol dopo l’ennesimo svarione della retroguardia dello Sporting che manda su tutte le furie Jorge Jesus. Ma Simeone può sorridere: un bel risultato in vista del ritorno a Lisbona.

ARSENAL-CSKA MOSCA 4-1: All’Emirates non c’è partita. Ramsey apre dopo nove minuti, Il Cska dà l’impressione di essere ancora sul pezzo con la straordinaria punizione di Golovin ma il rigore di Lacazette (23’) e il pregevole pallonetto del centrocampista gallese fanno il resto. Il poker è nuovamente opera di Lacazette al 35’. Wenger è costretto a fare a meno di Mkhitaryan, uscito anzitempo e sostituito da Iwobi a causa di un problema fisico, ma i Gunners continuano imperterriti alla ricerca del colpo del definitivo ko: Ramsey va a un passo dalla tripletta fermandosi sulla traversa. Il 5-1 non arriva però la qualificazione è quasi archiviata.

LIPSIA-MARSIGLIA 1-0: Gara sostanzialmente equilibrata, sbloccata soltanto nel recupero del primo tempo dal solito Werner: contropiede di Forsberg e rasoterra dell’attaccante che sorprende un non eccellente Pelé. La squadra di Garcia si rende pericolosa al 42’ con la traversa di Sarr e all’inizio della seconda frazione con un’occasione pazzesca di Ocampos. Il Lipsia rinforza il centrocampo con l’ingresso di Kampl e il Marsiglia spinge ripetutamente alla disperata ricerca del pareggio, che però non si concretizza. Appuntamento al Velodrome.
CDS

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